La satira è anche di destra
Un comico di destra è stato invitato a Sanremo.
Chissenefrega, verrebbe da dire, anche se l’espressione non è politicamente corretta, soprattutto se riferita alla destra.
La sinistra insorge: ha preso in giro la Schlein, è un comico sessista, fa battute politicamente scorrette.
La Meloni ribatte che se lei viene presa in giro da Natangelo sul Fatto Quotidiano, allora Elly può essere presa in giro a Sanremo. Magari ha ragione. Magari ha ragione Renzi che osserva che farebbe meglio ad occuparsi di sanità e fisco, anche se lo stesso discorso vale per quella sinistra che ha protestato contro il comico di destra.
Il comico rinuncia all’incarico (e al cachet).
La RAI se ne esce con un comunicato in cui manifesta solidarietà per il comico che giustamente avrebbe espresso preoccupazioni per la integrità propria e dei suoi cari. Come dire: anche questo è un problema di sicurezza pubblica.
Viene da pensare che, forse, se io fossi un comico, ed essere un professore di diritto costituzionale, di questi tempi, non è troppo diverso, avrei preso le critiche di chi contesta la mia comicità troppo greve come un motivo per dimostrare di essere capace anche di uno humour alto: vengo ma, state tranquilli, non farò nessuna battuta politicamente scorretta e dirò tutto il bene di tutti facendo ridere lo stesso.
Sono brutti i tempi in cui i giullari si autocensurano. Ma ancora più brutti quelli in cui i politici protestano contro di loro: Spadolini non ha mai accusato Forattini per averlo rappresentato come un salume. Vale per la Meloni, vale per la Schlein.
Tuttavia non è vero che la satira è solo di sinistra.
Basta leggere lo schema del d.l. sicurezza: l’art. 17, intestato Disposizioni in materia di accertamenti concorsuali e di requisiti per l’accesso ai ruoli e alle carriere della Polizia di Stato, stabilisce che gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato che esercitano funzioni di polizia (evidentemente ci sono dei poliziotti che fanno altro) e gli allievi dei corsi di formazione per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato che partecipano a concorsi, interni o pubblici, per il passaggio o l’accesso ai ruoli e alla carriera superiori della Polizia di Stato non sono sottoposti agli accertamenti dell’efficienza fisica e, per la parte già effettuata all’atto dell’accesso ai ruoli, agli accertamenti psicofisici.
In pratica, se si capisce bene, in un provvedimento di urgenza collegato al bisogno di far fronte alla straordinaria emergenza collegata ai fatti dell’Askatasuna, è finita, insieme a molte altre, anche una norma provvidenziale per il personale della Polizia di Stato.
Un poliziotto, una volta che, a diciotto anni, più o meno, ha superato il test di efficienza psico-fisica rimane perfettamente sano e in perfetta forma per tutta la sua vita lavorativa e non c’è più bisogno di ripetere questo accertamento ogni volta che fa un concorso interno per salire di grado.
Viene da chiedersi perché non anche i Carabinieri, la Guardia di Finanza, le Guardie Forestali, i Vigili del Fuoco, la polizia urbana e quella venatoria? Che differenza c’è?
E cosa c’entra con l’Askatasuna una norma che crea una stirpe di superuomini, i poliziotti, che resistono alle offese del tempo.
Anche la destra fa satira, solo che la fa con i decreti legge, e questa è la satira che il paese si merita.

