Alice piange (Anche oggi esami)
Alice ha frequentato tutto l’anno.
In prima o in seconda fila.
Ha preso appunti con grande precisione e attenzione, la calligrafia minuta e ordinata.
Non ha fatto l’esame fino all’ultimo appello del primo semestre. Come molti altri, peraltro.
Lo supera, bene, dimostra intelligenza.
Comunico il voto.
Si mette a piangere.
Resto interdetto: ha fatto bene, sottolineo. Mi è piaciuto molto come ha esposto e ancor di più la serietà con cui ha seguito Perché piange?
Risponde che non piange né per l’esame, né per il voto. Piange perché quando ha iniziato a seguire le mie lezioni aveva delle idee, persino una ideologia. Ed io le avrei dimostrato, lezione per lezione, che tutto quello in cui credeva poteva essere oggetto di dubbio, essere falsificato, e che questo le ha lasciato un gran vuoto dentro.
Mi domando che cosa rappresenti meglio il punto di partenza del mio modo di interpretare la Costituzione e mi rispondo che, dal mio punto di vista, il costituzionalismo moderno nasce allo snodo fra la guerra dei sette anni e la rivoluzione americana e che si manifesta pienamente nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1789. Che il quesito di ricerca che mi ha sempre mosso è perché Robespierre, che ci credeva davvero nei diritti universali dell’uomo, abbia voluto reprimere Toussaint Louverture che non voleva altro (ed oltretutto apparteneva a una classe di privilegiati). Che mi sono risposto, molto alla Bentham, che era la distruzione del velo di Maya: la dichiarazione universale serve a sorvegliare e controllare individui che l’illusione dell’eguaglianza spinge verso l’illusione dei diritti. Che è questa ambizione con cui una massa Sanfedista ambisce a libertà piccolo borghesi consente alle élites mercantili di governarla senza ricorrere al ferro, in un’età in cui il ferro non sarebbe più sufficiente.
E dopo essermi confessato tutto questo mi viene solo da chiedere perdono ad Alice.



