Letto 20
Poneva il suo onore nel meritare fiducia e la morte è il tradimento di chi resta
Il suo respiro brancola soffocando la speranza di sperare
Lei gli è accanto nella posa di un’adorazione della croce del Perugino: una madonna, una maddalena
Ma lui non si arrende, non si sveglia e non si arrende
Soffre più di un Cristo di Goya perché non vuole lasciarla sola, così oggi, così questi ultimi anni di malattia senza nessuna requie
Osservo tutto questo come un apostolo dell’orto degli ulivi: la nostalgia di tutte le strade e i sentieri che abbiamo percorso insieme, del pane, che ci siamo divisi, del vino che ci ha rallegrato, dei sigari che abbiamo spezzato l’uno per l’altro
Una nostalgia vuota: dopo l’ultimo respiro non è il giudizio universale, è il nulla dell’eterna decomposizione
E come uno qualsiasi di quegli apostoli scappo: mi manca il coraggio di continuare a sentirlo soffocare eppure so che per lui che muore il mio, il tuo, il nostro sguardo è l’ultima vita, anche se non ci vede, anche se sembra dormire con la sua maglia a righe. Lo so come so che al posto suo saprei che dopo questa morte non ce ne sono altre ma solo un nulla che divora chi vive e, perciò, distoglie lo sguardo
Eppure lui è molto più di tutto questo: una bontà assoluta, un po’ ingenua forse, ma assoluta, spaccona, gentile, incapace di rabbia o rancore, allegra come un Pantagruel che sorride e canta perché anche l’agonia è perfetta letizia
Lui era questo un uomo nella cui anima ci si poteva tuffare come in un lago di montagna per uscire puliti, rinfrancati, nuovi: un uomo capace di far nascere la bontà
L’unico che avrei voluto per padre
Poscritto
Alla fine si è arreso, non perché dio chiama a sé le anime belle: ha altro da fare, ma perché lei, la compagna di una vita, gli ha consentito di andare e non so se fosse più grande l’amore con cui lui restava o quello con cui lei gli ha consentito di partire.




