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Sbarcare il calvario 

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
10/07/2017

Sbarca il calvario in una casa che ha il profumo delle ringhiere ingrassate dal sudore di mani pulite con il detersivo e di unghie che non si possono più pulire. 

Il profumo del lavoro e delle mani che lavorano. 

Dipinge con tanta “materia” e racconta i suoi quadri all’unico che li può capire di turno, che infatti li capisce e li lascia stare dove sono. 

Sa parlare, sa mettere le parole in fila come una lunga collana di perle finte e fiori di campo appassiti, quasi non avessero il sapore dei suoi denti guasti e di un soffritto che piange di solitudine in una padella. 

Spiega con la stessa allegria del soffritto dell’erba che fuma, come se la cortesia con cui lo si ascolta non fosse l’imbarazzo di questi odori che fanno ricordare tutto quello che secoli di fame della tua razza hanno cercato di scordare, che lui non fuma perché fuma, fuma per l’arte, perché l’arte ha bisogno di fumo e follia. 

Concludendo che lui non è mica male, lui alle donne gli disegna anche il pube, mica come i greci che erano tutti finocchi. 

I denti sciancati iniziano a ballare di una risata folle e senza ritegno, perché lui è furbo e sa suonare il violino. 

Come se l’avesse visto Lasalle 

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
04/07/2017

Nessuno ha visto l’oggetto di questa discussione. 

L’oggetto di questa discussione è lontano dal nostro tavolo ed è invisibile. 

È il cameriere. È il mistero che guida i suoi passi. Alcuni non hanno bisogno di ordinare. Alcuni vedono calare il cameriere al loro tavolo senza avere mai avuto bisogno di farsi vedere. 

Altri devono sbracciarsi anche solo per ordinare il caffè alla fine di un pranzo durato ore. 

Non è facile capire perché. 

Che cosa cambia nell’uno dall’altro. 

La risposta non è confortante. La risposta è che:

signori non si nasce. Signori si è quando i camerieri ti considerano uno da tenere d’occhio quando è arrivato il momento del caffè. 

Perché si sa sempre quando è il momento del caffè per un signore o quando un signore ha finito il vino: un signore mangia nell’ordine giusto e con il tempo perfetto. Non è come me che prendo due volte l’antipasto e ci rutto sopra un fiasco di vino nel tempo in cui si dovrebbe piluccare un’ostrica. 

Lasalle e la sua distinzione fra le costituzioni di carta e le costituzioni reali non c’entra nulla con questi discorsi.

O forse no?

Mi guardo i piedi e tengo le mani in tasca

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
09/06/2017

Mi guardo i piedi e tengo le mani in tasca.

Anche oggi che è l’ultimo giorno di scuola di bimba piccola, che era bimba piccola quando aveva tre anni e adesso ha finito le elementari: sa scrivere e far di conto, quasi come un avvocato.

Mi guardo i piedi e tengo le mani in tasca, perché ho il cuore pieno delle sue lacrime mentre saluta le maestre.

Ma soprattutto perché so che se lei è come me e lei è parecchio come me non bastano quelle lacrime per tornare indietro.

 

Non basta il cuore pieno di nostalgia per fermarsi, perché domani è davvero un altro giorno e domani saremo dove oggi non siamo mai stati.

Anche se fossimo ancora qui.

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