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Nella stanza accanto

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
18/11/2016

C’è il liscio. 

Qui la riforma costituzionale. 

Fra Costituzione materiale e Costituzione formale: lo scarto pensionistico?

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
17/11/2016

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Tre ex presidenti della corte costituzionale sono attivamente in campo dalla parte del No.
Insieme a loro diversi giudici emeriti dell’unica corte sovrana conosciuta dal nostro ordinamento.
Non stupisce. Dispiace. Dispiace con una sensazione di tenerezza.
La Corte confessa il ruolo che è stata costretta a rivestire nella nostra forma di Stato. Un ruolo di supplenza del legislatore e perfino del legislatore costituzionale. Il ruolo di chi dovrebbe applicare la costituzione e si trova invece a doverne spesso correggere, con intelligente prudenza, il contenuto e orientarne le lacune.
La Corte ha conquistato un forte ruolo di supplenza e, forse, non lo vuole abbandonare.
Però, quando la costituzione scritta si allontana dalla costituzione materiale questo accade perché il giudice delle leggi ha smesso di interpretare ed ha iniziato a creare.
Ha smesso di essere la levatrice che aiuta la Costituzione nel difficile parto delle norme costituzionali e si è fatta la madre della costituzione materiale.
E’ un ruolo che la Corte ha dovuto svolgere, ma non sono le attribuzioni regolate dall’art. 134, Cost. e dall’art. 1, legge cost. 1/1953.
Si può capire che la Corte non voglia lasciare questo compito a un legislatore che rappresenti il popolo, è persino ragionevole.
Tuttavia uno dei significati della riforma della Costituzione è anche ridurre lo scarto fra Costituzione formale e Costituzione materiale.
Difendere lo scarto è difendere la rendita di posizione di chi opera in questo scarto.
Una posizione che non può essere condivisa.
Ma che può essere capita: quando si sta per andare in pensione, si è colpiti da una grande angoscia ed è umano cercare con tutte le forze di evitarlo.

Il referendum costituzionale e il Buontalenti di Badiani

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
16/11/2016

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Badiani è una gelateria e non ha niente a che fare con il referendum costituzionale.

Il suo Buontalenti è uno dei gelati più buoni di Firenze, anche se i suoi commessi non sono simpatici quanto questa crema, anzi, e non sono poche le persone che lo evitano per questa ragione.

Una delle tappe del mio roadshow sul contenuto del referendum costituzionale è passata vicina a Badiani: l’alto magistrato in pensione che sosteneva le ragioni del No dal punto di vista di Magistratura Democratica ha spiegato che la riforma non si poteva votare.

Di più, non si doveva nemmeno perdere tempo a leggerla.

Difatti, la riforma costituzionale deve essere rigettata perché proviene dal Governo e il Governo non potrebbe presentare un progetto di riforma della Costituzione.

E’ la solita citazione di Calamandrei, slegata dal contesto, che era l’inizio della discussione in aula sul progetto di costituzione varato dalla Commissione dei 75, quando l’assenza del governo si giustificava perché l’assemblea costituente non discuteva su di una proposta del governo ma su di un testo elaborato da una commissione appositamente costituita.

Ci si scorda però che quel governo aveva un ministero per la costituente e la commissione dei 75 aveva iniziato i suoi lavori su una serie di proposte elaborate dalle commissioni Forti, che erano commissioni governative.

In secondo luogo, la riforma costituzionale deve essere rigettata perché è stata votata da un Parlamento eletto in base a un sistema elettorale successivamente dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale.

Sono due argomenti che sul piano costituzionale non dicono nulla: nessuna disposizione della Costituzione vieta l’iniziativa legislativa al Governo in materia costituzionale e la sentenza della Corte 1/2014 che ha dichiarato incostituzionale il sistema elettorale ha precisato che non vi sono effetti di alcun tipo per il Parlamento eletto in base a quelle norme.

Sono argomenti che assomigliano molto al non assaggiare il Buontalenti di Badiani perché i commessi sono antipatici.

Ovviamente non è così: vale la pena assaggiare il Buontalenti di Badiani, perché è buono, e vale la pena interrogarsi sul merito della riforma costituzionale perché potrebbe essere molto meglio delle sue critiche.

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