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Il costituzionalista riluttante (o ipocrita?)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
10/08/2016

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C’è solo una cosa che nell’intervista la naturale prudenza del professore che è anche avvocato mi ha impedito di dire.

Forse la cosa più importante.

Perché il giudice amministrativo ha deciso di un ricorso che riguardava un atto, il Piano di indirizzo territoriale, destinato ad essere superato dall’atto amministrativo successivo, il Master Plan, che sarà adottato con una intesa secondo lo schema dell’art. 81, d.P.R. 616/1977?

Perché si è approfonditamente occupato della Valutazione ambientale strategica quando questa è destinata ad essere superata e amministrativamente dimenticata per effetto della Valutazione di impatto ambientale?

Perché non si è limitato a dire che non vi era interesse, come sarebbe stato naturale e forse più ragionevole?

Perché è un giudice e i giudici hanno bisogno di trovare legittimazione attraverso il suono pubblico delle loro pronunce, che fanno rumore quando possono apparire sulla stampa come eversive delle decisioni di poteri forti, i poteri economici nel loro collegamento ai decisori politici.

Solo che un esercizio di questo genere è in contrasto con una delle anime vere e più profonde della giustizia nell’amministrazione, l’essere un giudice speciale perché vicino, nel senso di contiguo, al potere che giudica, come insegnava Orsi Battaglini.

Il giudice amministrativo ha coraggio solo quando il suo ardimento non ha alcun effetto pratico, ma fa un gran clamore sui giornali.

Questo non ho detto perché sarebbe stato come dire che la giustizia amministrativa non esiste e a questo pensiero non mi vorrei arrendere.

Almeno sino a che sono avvocato e professore universitario.

Il corvo dell’imperatore

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
22/06/2016

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Tutte le volte che passo dalla corte dei conti osservo con stupore la solenne maestosità dell’usciere.
Le ali del suo mantello filtrano come persiane i tempi in cui questa toga non sapeva di sudpalpebre non bruciavano i demoni che quel sudore ha cercato di combattere.
C’è sonno in questo collegio del mattino, sonno e stanchezza.
Si sveglia appena, un sussulto lieve quando qualcuno dice che se il consiglio di ministri non ha ancora approvato uno schema di decreto legislativo non tenerne conto sarebbe un esercizio di inutile formalismo.
Sfilano in questo sono, ormai anziani, i giovani barbari che avevano sognato di fare nuova Bisanzio.
Anziani lupi ne reggono la barra delle difese, tutto hanno difeso e tutto continueranno a difendere.
Lupi che hanno nello sguardo il boato di tutte le morti che hanno divorato.

[Cioè] un voto per il cambiamento [cioè]

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
21/06/2016

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L’interpretazione delle debacle amministrative da parte del premier è stata assai lucida:

[Cioè] una sconfitta netta [cioè] un voto per il cambiamento [cioè] mica un voto di protesta [cioè] una cosa bella [cioè] quando c’è la voglia di cambiare [cioè]

Di questo discorso, si capiscono benissimo i cioè.

Meno la sostanza.

Un voto in cui:
(I) la vittoria gravitazionale del Movimento 5 Stelle si basa sulla capacità di aggregare un elettorato disperatamente bipolare, di chiamare a sé chi non è capace né di non andare a votare né di accettare la vittoria del nemico e perciò vota, a costo di tapparsi il naso, un aggregato alchemico assai particolare;
(II) la quasi maggioranza degli aventi diritto al voto (fra il 40 e il 45% a seconda dei Comuni) non ha ritenuto di partecipare alla consultazione e i numero degli astenuti è drasticamente aumentato fra il primo è il secondo turno (il 49% a Roma nel secondo turno) dimostrando che per moltissimi il voto utile è andare al mare,

non può essere interpretato come un desiderio di cambiamento.

Al più, potrebbe essere considerato un voto di rottura tecnicamente inteso.

Si tratta di un voto che odora di contro_democrazia e che chiede un’interpretazione contro_democratica della realtà, chiede una voce tonante effettivamente in grado di parlare agli ultimi dando voce ai primi.

La cosa che Renzi sinora aveva saputo fare meglio di tutti gli altri e che saprebbe fare perfettamente se il suo partito non assomigliasse sempre di più a un vortice di galline che pensano di essere galli da combattimento.

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