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Anche oggi, esami (Il libro di testo)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
14/06/2016

lavagna

E’ un esame di parlamentare ma si siede con il codice civile. Fa nulla, magari è un tipo scaramantico.

Prima domanda: silenzio, più o meno imbarazzato.

Seconda domanda: risposta, piuttosto fuori tema.

Terza domanda: come le prime due, ma con un linguaggio decisamente approssimativo.

Forse, se non le dispiacesse troppo, le devo chiedere di vederci ancora.

Mi faccia un’altra domanda…

Non rispondo, come sempre, che è una questione di giustizia.

Mi pongo il problema del libro di testo: forse ha sbagliato libro di testo, o forse ho scelto io un libro di testo troppo difficile e gli chiedo che libro ha studiato.

Risponde che non lo sa.

Rispondo che conviene sapere con chi si decide di passare il proprio tempo.

Non sapere nulla, va bene e ci sono abituato.

Ma presentarsi a un esame senza sapere nemmeno qual era il libro che si sarebbe dovuto studiare, non mi era mai successo.

Il garbo di Orazio

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
08/06/2016

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Il garbo di Orazio, storico trippaio del porcellino, è leggendario quanto quello del Lachera, che occupava più o meno lo stesso spazio ma in un tempo assai diverso.

Difficile sorprendere Orazio e ancora più difficile che Orazio sorprenda: vende solo trippa e lampredotto e la sua estate comincia quando appare l’insalata di trippa fredda mentre l’autunno ha i colori del lampredotto in inzimino.

Orazio sceglie chi servire prima, chi dopo e non ha pietà per gli stranieri.

Lo fa a simpatia scambiando battute con l’uno e con l’altro. L’ordine non è la fila, è la prontezza e nessuno si lamenta perché lo spettacolo è compreso nel prezzo.

Oggi, Bimba Piccola, dopo qualche minuto di attesa:

Orazio, mi pòle servire prima che venga a pigliammi la badante?

Ghiacciato, lui. Servita, subito, lei.

Da Nedo: cacciucco e vin brulé

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
03/06/2016

image

Il luogo è famoso più per il cacciucco che la cordialità.
La gestione è passata, con l’ignoranza, dal padre ai figli.
Eppure ci si viene volentieri. Un po’ perché ci vogliono anni prima di diventare clienti e avere diritto alla foto (con la candela) per Ognissanti, un po’ perché ci si mangia come dalla povera nonna (abbondanza di semplicità e carestia di tutto il resto).
Da soli può essere divertente. Si vede quello che succede e si odono le parole altrimenti destinate a rimanere nel segreto della terra di nessuno fra la bocca e la cassa: i pensieri di Nedo, il quale non si è mai allontanato dalla cassa per più di cinque minuti negli ultimi settanta anni.
L’autore dei pensieri è un vecchio con la faccia di Lucifero e l’espressione di chi non pensava che cadere dai propri sogni sarebbe stato un esercizio così noioso da diventare un poema.
All’ingresso di un cambogiano obeso che parla un italiano mesto e dice:

Sono solo

,
il demone risponde:

Si vede, con codesta faccia, con chi tu volevi essere?

Mentre il tavolo solitario lì accanto pensa che certe lingue hanno bisogno del porto d’armi anche quando gli hanno avvitato alla nascita un silenziatore.

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