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Come pesci fuor d’acqua

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
04/03/2016

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In questo bar, l’unico pesce fuor d’acqua sono io che cerco di chiudere una convenzione mentre fuori infuria il sole, quel sole che esiste solo in provincia e vicino al mare.
Due ragazze, il genere di ragazza che esiste solo in provincia, fuma e be ve caffè perché ancora non è ora dell’aperitivo e il lavoro è una epidemia di cattivo gusto.
La strada è invasa di uomini di mezza età in livrea da ciclista, in forma come se l’unico lavoro possibile fosse il contenimento dell’addome.
Ed io mi vergogno di essere felice per loro, come un malato che guarda il sabato dalla finestra.

Tempus fugit

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
17/11/2015

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Una pendola giace in mezzo ai rifiuti,
Nel confine centrale di una casa che non è più una casa,
Crea bivacchi di noia e barricate di terrore per infinite notti che abbaiano di freddo,
Finché un giorno l’ufficiale giudiziario è sterminio della memoria e lei si lascia seppellire con la dignità di una eutanasia praticata in una macelleria clandestina,
Lei che una volta era solo cose da ricchi, che ancora sa, e lo sa perché c’è nata, che l’unica differenza fra un ricco e un povero è che il ricco non sa piangere e non piange, si allontana
Portando con sé, nel suo vagabondare sconcio della nudità d’una vita fuggita da mani di sabbia e vento, la pendola, la pendola ch’è diventata il suo passo
Un passo vicino a finire la carica.

Il figlio perduto del mare: memoria di Ace Cool

0 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
09/11/2015

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Ha preso la sua tavola.
Una fra le altre, non la preferita, non la più bella, quella più adatta per quel giorno, per quel mare e per quella baia.
Ha lasciato il pick up, le chiavi nel cruscotto, come può fare uno che è conosciuto da tutti, uno che sta per tornare ma da anche che se non tornasse sarebbe un peccato sfondare un deflettore, che adesso non ci sono nemmeno più.
È sceso in mare, le giuste bracciate per trovare il cavo dell’onda. Le giuste bracciate per spingersi alla stessa velocità dell’onda. Per sentire il sapore di quel momento in cui il mare sa essere meravigliosamente accogliente.
Solo un pazzo uscirebbe con queste onde.
Solo un pazzo affronterebbe la forza di un uragano.
Solo un pazzo cercherebbe la morte nell’emozione della morte.
Lo pensano le sue bracciate, la sua schiena, l’eleganza del movimento con cui si alza in piedi subito prima della cresta.
Non lo pensa la sua mente. La sua mente pensa di essere ancora il bambino che più di cinquant’anni fa iniziava a conoscere quelle onde. La sua mente è un bambino che per mano al padre non ha paura di niente.
Ma oggi il mare è suo padre per l’ultima volta ed è bello che sia così.

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