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Chi li ha sciolti? (Confidenze pericolose)

10 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
02/03/2009

BenvenutiInCasaGoriCena.
Amici di lunga data.
Senza donne.
Conversazione che scivola.
Inesorabilmente.
Verso confidenze pericolose.
Tizio.
Sempre stato strano, tizio.
Confida di avere una amante.
Niente di particolarmente strano.
Confida che la sua amante lo eccita tremendamente.
Ancora meno strano.
Spiega come fa la sua amante a eccitarlo.
Lo porta nel magazzino di un hard discount.
Lei scende dalla macchina.
Lui, no.
Dal magazzino, escono due commessi.
Nerboruti.
Un’aria non particolarmente intellettuale.
I due commessi governano l’amante in ogni dove consentito dalla cinetica dei corpi e dagli scatoloni del cortile.
Lui, in macchina, aspetta che abbiano finito.
Quando hanno finito lei risale in macchina.
Lui è arrabbiato nero.
La mena.
Come un maglio.
La mena e la governa a sua volta.
Conclude: Voi non avete idea di quanta adrenalina … Non potete immaginare …
No.
Non possiamo immaginare.
Ci possiamo solo chiedere, ma nessuno ha il coraggio di esprimere il pensiero a voce alta, di come abbiano fatto a trovare i due commessi dell’hard discount.
E se lo fa solo con l’amante o anche con la moglie.
Ma anche questo nessuno ha avuto il coraggio di chiederlo.
Solo risate e sorrisi.
In un apice che torna indietro.
Stanco.
Annoiato.
Schifato.
Anche stasera, restare a casa non sarebbe stata una cattiva idea.

Sciopero

12 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
26/02/2009

quartostatoLo sciopero è un diritto inviolabile.
Sicuramente.
Il governo Berlusconi sta mettendo a punto un disegno di legge delega che ne dovrebbe limitare l’esercizio nel settore dei trasporti.
Nulla di strano.
L’esercizio del diritto di sciopere può (forse, deve) essere oggetto di bilanciamento con altre libertà egualmente inviolabili, la cui consistenza può essere limitata da scioperi scriteriati.
Il settore dei trasporti è particolarmente sensibile a questo bilanciamento: il diritto di sciopero dei lavoratori, infatti, pregiudica la libertà di circolazione di tutti gli altri cittadini.
L’uso della delegazione legislativa è frequente e quasi naturale in ambiti normativi che si segnalano per la complessità della sintesi politica necessaria a disciplinarli, complessità che ha bisogno di una riflessione pacata, lontana dalla confusa stagnazione delle aule parlamentari.
Il vero problema, ed è un problema politico, riguarda la consistenza della riforma proposta che può limitare grandemente l’uso del diritto di sciopero come strumento di libertà, consegnandola a decisioni plebiscitarie delle rappresentanze dei lavoratori.
Difatti, se lo sciopero può essere deciso solo da un referendum fra i lavoratori o da una rappresentanza sindacale che conta più della metà dei lavoratori del settore, lo sciopero diventa uno strumento della maggioranza.
Uno strumento plebiscitario nelle mani di coloro che sanno ingabbiare il consenso dei lavoratori.
Perde il suo spirito ottocentesco e anarchico.
Il suo valore di meccanismo di difesa dei più deboli.
Il vero problema, ed è un problema sociale, è che lo sciopero non è più considerato uno strumento legittimo di lotta dei lavoratori.
Non può più esserlo perché molte volte se ne è abusato.
Se ne abusa quando non è possibile sapere se i treni garantiti saranno garantiti davvero, o quando ci si trova a vagabondare come ciechi in aereoporto alla ricerca di una qualche informazione che ci dia la speranza di tornare a casa.
Se ne abusa quando – e capita spesso – lo sciopero è attentamente utilizzato per paralizzare un servizio con il minimo danno, imponendo lo sciopero a un numero di lavoratori – quelli più giovani, quelli che non possono dire di no – appena sufficente a bloccare il servizio e a garantire agli altri una giornata di stipendio per sfogliare il giornale o fare la spesa o imbottirsi di colazioni.
In questo modo, il governo Berlusconi può legittimamente inventare gli scioperi virtuali.
Perché lo sciopero è già virtuale.
Lo è diventato quando si è trasformato da strumento di lotta per l’affermazione dei diritti dei lavoratori in occasione di furberie.
Come gran parte delle libertà sindacali.

Piange

8 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
23/02/2009

PiangeAula di tribunale.
Fredda di crocefissi.
Avvocati che scivolano agguantati alla sicurezza delle loro cravatte di falsa seta.
Seduto come in ginocchio l’imputato.
I secondini lo stringono in un muro di silenzio: Voi che capite, mi spiegate cosa succede?
Un giudice legge muti articoli di legge: Voi che capite?
La donna vuota nel vuoto della porta.
Avvinghiata all’usciere: Lei che capisce?
Piange.
Piange senza trattenersi.
Piange inciampando nei singhiozzi: Pago io le spese di custodia cautelare … Fruga in un portafoglio di povertà e miseria, di spiccioli e pane, per far vedere che può farlo.
La messa finisce, come un rosario alle sei del mattino.
Le cravatte si fermano, senza smettere i sorrisi di falsa seta.
Un giudice legge la muta condanna: Voi che capite? Lei che capisce?
In piedi come in ginocchio, lui viene portato via.
Nei singhiozzi di lei.
Nella danza delle toghe che si scambiano di posto.
Con sicura indifferenza.
Solo una sigaretta, chiede lui.
Solo una sigaretta.
E sparisce nelle spinte di un corridoio.
Rincorso da un pianto accartocciato come un pacchetto di MS.
Ai margini.

P.s.
L’immagine è di http://digilander.libero.it/kapibeatrix/suz.jpg

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