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I pensieri scomposti di Bimba Piccola

6 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
14/01/2009

AltalenaBimba Piccola ha poco più di venti mesi.
Ha deciso che camminare non fa per lei.
Preferisce correre.
E cadere.
Cade.
Dice Aiuto.
Il padre si avvicina e chiede Chi ti aiuta?
Immagina una risposta sul genere Babbo aiuta Ata.
B.P. parla in terza persona.
Non è la risposta di B.P., che lo guarda e alzandosi dice Ata aiuta Ata.

Il Viagra nella Costituzione

7 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
13/01/2009

Pfizer-ViagraLe farmacie degli ospedali della Regione Toscana hanno gli armadi pieni di Viagra, Cialis e altri farmaci simili.
Le farmacie degli ospedali servono a custodire i farmaci che sono somministrati negli ospedali stessi e quei farmaci che i malati hanno diritto a ricevere in base a piani terapeutici formulati dagli ospedali.
In quest’ultimo caso, la logica è di impedire ai medici di base di prescrivere medicinali dal costo elevato e di assicurare, attraverso la formulazione ospedaliera del piano terapeutico, un serio scrutinio circa le effettive necessità curative del malato.
Di conseguenza, la presenza del Viagra nella farmacia di un ospedale può significare: (i) che nelle corsie dell’ospedale è possibile usare il Viagra, il che non pare molto probabile per gli inevitabili effetti della cura; (ii) che la malattia curata dal Viagra può essere oggetto di una cura finanziata dal servizio sanitario pubblico.
Come dire che in Italia il diritto alla salute comprende anche il diritto a una erezione felice.
E, onestamente, non mi pare che l’art. 32, Cost. non si presti ad una interpretazione di questo genere, che ne valorizza la connessione con il diritto al pieno sviluppo della personalità di cui agli artt. 2 e 3, Cost.

De Andrè ha rotto i coglioni

20 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
12/01/2009

DeAndrèPovero De Andrè.
Passa le sue giornate a essere citato, ricordato, in una ammuina di parole che sembrano paolotti.
Uno guarda il nodo della cravatta di Fazio e pensa a De Andrè che canta, la bottiglia di whisky appoggiata accanto alla sedia, le MS blu che si consumano una di seguito all’altra, la voce che dice Vorrei essere altrove ma mi tocca cantare, perché so farlo e loro lo sanno.
Uno guarda la Dori Ghezzi e pensa al digraziato che ha passato venticinque anni a cantare Amico fragile beccandosi Un corpo e un’anima.
Fa un po’ rabbia, pena, schifo e malinconia questo girare di avvoltoi su De Andrè: le sue parole cantate da Pilù, la Pivano in carrozzella, i suoi libri aperti come signorine su una rivista per soli uomini.
Eppure fa pensare.
Ognuno consegna il proprio ricordo alla pietà degli altri.
Nessuno può decidere il destino della propria memoria.
E se finisce con un flauto spezzato, tanti ricordi e nemmeno un rimpianto, finisce anche che non te ne frega nulla dello speciale di Che tempo che fa a dieci anni dalla tua morte.

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