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Uno sconfitto

16 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
10/09/2008

Salvatore si aggira per i corridoi della facoltà da quando ero studente.
Assistente volontario.
Si impegnava.
Seguiva gli esami di tutti.
Fotocopie per tutti.
Studiava.
Scriveva poco, difficile scrivere passando le giornate come un servo della gleba.
Non veniva preso sul serio.
Lo si capiva anche da studenti.
Non lo capiva lui.
E’ ancora lì.
Negli stessi corridoi.
Nemmeno troppo invecchiato.
Un po’ gobbo, i piedi che guardano le botteghe, i capelli lunghi e disordinati, scalcinato, sudiciotto.
L’incrocio fra un ordinario di fisica pura ed un barbone.
Corre.
Senza motivo.
Non viene preso sul serio neppure dai bidelli, ormai.
Stamani, ho finto di non vederlo mentre un bidello lo rimproverava, alzando la voce.
Teneva gli occhi bassi.
E’ sempre assistente volontario.
Ma ha imparato a far finta di essere professore e questi giorni di matricole sono la sua unica occasione di gloria.
Le cerca. Le avvicina. Le consiglia. Loro ancora non sanno chi è. Lo sapranno presto.
Salvatore fa pena.
Stringe il cuore.
I suoi maestri, no.
Fanno rabbia.
Se hai un allievo devoto ed idiota, non puoi tenerlo.
Non puoi tenere con te una persona che non sarà mai in grado di arrivare da nessuna parte.
Non puoi tenere con te una persona che non vuoi portare da nessuna parte.
Nemmeno se da grande vuoi fare il rettore.

Un nuovo blog

6 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
09/09/2008

Krakatoa ed io siamo amici fin da piccoli.
Andavamo al liceo insieme.
Siamo riusciti a restare amici.
A parte un breve periodo di dissonanze ideologiche che ci avevano portati sull’orlo della rottura.
Una discussione cretina sul fascismo: La democrazia si può permettere il fascismo? al termine della quale ci siamo dati reciprocamente di fascisti e non ci siamo sentiti per qualche mese.
Ci conosciamo al punto da non avere bisogno di parlare e di parlare per il piacere di ascoltarci.
Non è poco.
Abbiamo deciso di raccontare la nostra adoloscenza.
O meglio, le storie della nostra adoloscenza.
O meglio ancora, i luoghi della nostra adoloscenza che raccontano delle storie.
Il blog si trova qui: http://quandoiltrentatre.splinder.com/
Ho postato i primi pezzi.
Ma il mio browser non riesce a vederli.
Spero che appaiano.
Mi dispiacerebbe dovermi separare da questa idea per incapacità tecniche.

L’Italia è una repubblica democratica (Alemanno)

25 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
08/09/2008

AlemannoCelticoAlemanno appare come un infaticabile gaffeur.
La Bignardi lo invita alle Invasioni barbariche? Partecipa con una croce celtica.
Il Sunday TImes lo intervista? Afferma che l’Italia ha avuto bisogno del fascismo per modernizzarsi.
Due turisti olandesi vengono violentati a Roma? Non avrebbero dovuto accamparsi in una zona pericolosamente isolata e assolutamente degradata.
Da ultimo, è stato intervistato dal Corsera durante il pellegrinaggio parlamentare in Terra Santa organizzato da monsignor Fisichella.
Ha avuto modo di affermare che il dramma del fascismo sono state le leggi razziali (aspettava il taxi che lo avrebbe portato a visitare il museo della Shoah, che doveva dire?) e che molte persone hanno aderito al fscismo in perfetta buona fede.
Forse ha ragione.
Molti italiani sono stati brave persone anche se hanno aderito al fascismo.
Gli italiani – si sa – sono brava gente, sempre e comunque.
Ma non è così.
Il dramma del fascismo è stata la silenziosa e massiccia adesione del popolo italiano ad una ideologia che trangugiava libertà e sputava olio di ricino.
Non si può separare il fascismo dai fascisti, dicendo che l’uno come fatto collettivo merita la condanna della storia, mentre gli altri devono essere umanamente compresi.
Abbiamo il dovere storico di continuare a vergognarci di appartenere ad un popolo che ha assaltato la casa di Emilio Lussu, assistito in silenzio all’assassinio dei fratelli Rosselli, partecipato con entusiamo alle feste del grano, etc.
Nello stesso tempo, Alemanno non è un gaffeur ingenuo.
E’ un politico attento ed intelligente.
Sa interpretare lo stomaco della nazione, costruire consenso, attirare voti e capitali.
Questo spaventa: non un giudizio storico affrettato e discutibile, ma il consenso che evoca.
Quel sentimento di "Adesso possiamo far finalmente sentire la nostra voce" che inizia a serpeggiare, rendendo morti invano i padri della Costituzione.

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