Solo un pastore tedesco può iniziare una via crucis ricordando che Gesù fu condannato da Ponzio Filato.
Solo Bimba Piccola può completare leggendo che dopo la condanna scoppiò un tumulato.
Il resto non ha potuto essere all’altezza del cominciamento.
Firenze, due persone che si possono trovare dappertutto ma che in fiorentino danno il meglio di se stesse, anche perché riescono a parlarlo ancora come se fosse un dialetto.
Il barbiere Gino, affacciato su una piazza remota del centro, immobile dagli anni trenta, gli stendardi della Fiorentina e gli immancabili diplomi di improbabili accademie.
Il Sor Luigi, un pezzo dell’arredamento, come la sedia girevole, entra, senza nemmeno sfilare il mezzo toscano mezzo acceso dall’angolo della bocca, apre il giornale, legge i titoli, allunga un paio di madonne, come se fosse Ognissanti invece che Venerdì Santo.
Ha trovato un posto per la bicicletta, nel garage della Stazione.
Il barbiere, con la sapienza di chi ha visto tutto senza guardare nulla, dice Ah si, lo gestisce un negro.
Il Sor Luigi, con l’ignoranza di chi ha guardato tutto senza vedere nulla, risponde: Quasi: un handicappato.
Ci sono momenti di gioia assoluta.
Come quando all’improvviso camminando verso l’odore caldo e sano del pane recente mi appare una coccinella.
Non perché sono di spirito poetico.
Ma perché in livornese, in quella lingua bagnata di mare e masticata con le alghe, coccinella si pronuncia Coccineellllaa ed è davvero impossibile non sorridere.
