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Tag Archive for: dignità

Elemosine

12 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
24/07/2008

HomelessUn povero cerca il sole durante l’inverno.
Quell’ultimo calore che consente alla notte di trovare il mattino.
Ed al mattino di allontanare la morte.
Di spostarla un po’ più in là.
Il povero che uno si immagina è quello.
L’immagine nitida di un sorriso steso al sole in una mattina pungente.
Sottovento ad una panchina.
Ma ci sono poveri che fanno più male.
C’è il carcerato cui muore la madre.
Un ergastolo che si trasforma in un permesso di tre giorni.
Senza soldi.
Senza sapere più nulla della realtà di fuori.
–> Cosa devo fare?
–> Non ho più nessuno.
–> Non so nemmeno dove mangiare…
Tu distratto che ascolti la suora che gli risponde: Ma non si preoccupi, qualcuno penserà a lei.
E va via.
Nella solitudine fatta di neon di una corsia di ospedale.
Resta fermo.
Immobile.
Appoggiato al muro dell’obitorio.
Al freddo del muro dell’obitorio.
Ripete:
–> E ora cosa devo fare? Lo so io cosa devo fare: prendo uno a ceffoni e mi fo riportare in galera. Che non mi possono mica fare nulla. Che l’ergastolo me l’hanno bell’è dato. Che non è possibile che non pensino che uno che esce dopo quindici anni non sa più nulla, che ha bisogno di essere accompagnato, che fuori non si rinviene più, che dentro non si sta mica male, che ci sono persone buone e cattive come fuori, ma è tutto più facile.
Tu distratto che vai via, dopo essere arrivato per sbaglio in quel corridoio.
Lasciando una elemosina che sembra una mancia.
C’è anche il tuo amico di infanzia che è diventato povero.
Povero con un lavoro da 2000 Euro.
Povero per 1000 Euro di mutuo da pagare per la casa che è restata alla moglie e ai figlioli.
Povero per 500 Euro di alimenti e la metà delle spese sanitarie e di istruzione.
Povero che non ha i soldi per comprare le scarpe da scoglio ai bimbi.
Forse è questa la povertà che fa più male.

Lolenzo

4 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
14/06/2008

Lolenzo e’ un bambino cinese.


Un bambino take away.


Vive dentro il take away dei genitori.


E odora di conseguenza.


Un incrocio di canna fumaria e involtini primavera.


Legge topolino e mangia gelati.


In continuazione.


Gioca alla play station e guarda 22” di cartoni animati a due metri da terra.


Siede su uno sgabello di fronte all’unico amico che gli abbia mai visto vicino: la sua immagine riflessa negli specchi perimetrali che addobbano la rosticceria.


Ogni tanto, cerca di parlare, discorsi di bambino, parole rosa, leggermente brasate.


Lolenzo guarda con disprezzo le bimbe bionde che entrano a comprare la cena.


Un disprezzo strano.


Il disprezzo di chi sa di non essere ammesso nella loro stanza dei giochi.


Ha ragione.


Assolutamente.

Sulla legge c’è divergenza

5 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
21/05/2008

Eurostar
Il prezzo degli eurostar è davvero incongruo.
Andare e tornare da Firenze a Roma costa quanto un mese e mezzo di abbonamento fra Pisa e Spezia.
Il mondo dell’eurostar è un mondo di pendolari che cercano di trasformare la sfiga in lusso, più simile ad un aereoporto senza turisti che ad una stazione ferroviaria.
Sugli eurostar, si finisce per conoscersi.
Di vista.
Perché nessuno si presenta.
Vi è una sorta di physique du role.
Tipo con il gessatino di ordinanza e portatile spalancato come il tesoro di Aladino.
Caia con il tailleur modello Pulita e lavata non sembra nemmeno usata.
Il politico vestito da politico che agita rolex e cellulare come se fossero lo scettro di un re taumaturgo.
Etc.
Trovarsi seduto davanti un giovane dall’accento partenopeo senza né computer né blackberry suona inquietante.
Ancora di più quando cerca di parlare e chiede razione doppia di salatini, due bicchieri di coca cola ed un caffè.
Ma lo fa.
E sarebbe di cattivo gusto interessarsi a lui.
Fuor di luogo.
Il controllore dell’eurostar finge di essere un maitre.
Chiede i biglietti come se fossero martini cocktail.
Arrivato al giovane, si sente rispondere:
Ma che vuole questo? Io sono onesto! Il biglietto non l’ho fatto. Mica come questi che non campano con tre figli e uno stipendio da 1.050Euro!
Il maitre cerca di restare imperturbabile.
Dice che deve fare la multa.
E’ la legge, sottolinea.
Il tipo non si lascia scoraggiare: Sulla legge, c’è divergenza….
Forse, non in questo caso.
La legge non sa comprendere chi ha 1.050Euro per campare tre figli.
E, forse, poteva anche evitare la prima classe.

Sexual harrasment

19 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
30/04/2008

Una societa’.


Come tante.


Ne’ grande ne’ piccola.


Un cliente come tanti, ma non per la societa’.


Importante. Di quelli che fanno fatturato.


Bruttino.


Untuoso.


L’aria laida del puttaniere con moglie misogina.


Arriva.


Parla con il direttore.


Allegro e chioccio chiede della Luisa.


Non c’e’. E’ in maternita’.


Diventa freddo.


Il direttore esce. Preoccupato. Chiama la responsabile marketing.


Una bella donna. Apparentemente docile.


E’ arrivato il Caposecchi. Ha chiesto della Luisa.


Ah.


Gli e’ che la Luisa lo ha viziato. Sa come succede. Basta un sorriso. Una camicetta appena scollata. Delle calze un po’ maliziose. Insomma non le sto chiedendo niente, beninteso, niente di stravagante. Solo una conversazione cortese…


Lei si blocca.


Diventa tutta rossa.


Non riesce a non piangere.


Ma si cambia.


E sorride al Caponeri.


Non sposta ne’ il piede, ne’ la gamba.


Si lascia prendere.


Amaramente.


Da uno che non si nega nulla.


Ne’ la zuppa di fagioli e cipolle.


Ne’ una fellatio con singhiozzo.


Non e’ difficile molestare chi lavora per sopravvivere.


La dignita’ non ha prezzo, ma non sfama.

Il nano malefico

5 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
22/04/2008

Non e’ possibile non ricordarlo.


I suoi esami erano oscuramente imprevedibili e si interrompevano all’ora dell’aperitivo che lo trascinava via con il suo codazzo – molto romano – di seguaci, postulanti ed idioti vari.


Il suo corso consisteva di sessanta ore di didattica frontale sul valore dei diritti immateriali, che spiegava in un oscuro dialetto calabrese con qualche sprazzo di tedesco che faceva piu’ migrante che begriffjurisprudenz.


Aveva quell’altezza in cui il cuore non si stacca dal culo piu’ di venti centimetri e le merit che fumava sembravano avana.


Si diceva che avesse violentato una studentessa. Non e’ certo. So solo che una tipa diceva di esserci stata e di aver preso un secco 18, non per la preparazione ma per la prestazione.


Non ci ho mai creduto.


Lo ricordo – pero’ – far lezione, in cima ad una pedana imponente. Nano, ciononostante. Ma ginocchioni sui braccioli pareva meno piccino. Ricordo anche che una volta la sedia girevole si volto’ improvvisamente donando a noi che eravamo a non capire nulla una enorme risata liberatoria.


Nemmeno dimentico il 23 con cui liquido’ la mia preparazione spinto da un aperitivo a non perdere troppo tempo dietro ai miei brufoli.


Un insolito concorso me lo ha trascinato innanzi oggi.


Ho salutato con cortesia l’anziano collega e sono rimasto a prendermi la battuta: Vedo che ha fatto carriera. Come dire, in altri settori e’ piu’ facile. Con me non avrebbe fatto nulla di buono.


E siccome ho una voce roca e potente, non ho saputo rinunciare a sovrappormi e narrare: Che piacere trovarla, che piacere ricordare le sue lezioni. Ricorda? [Ricordi, nano gongolante?] Ricorda il giorno in cui cadde dalla cattedra? [Arrossisci, nanetto buffo] Come seppe mantenere la disciplina. Davvero altri tempi, altre tempre….


E sono andato via.


Senza sentirmi orgoglioso.


E’ un vecchio. Spelato ed isterico. Solo un vecchio.

L’High Court lascia Mosley con il sedere all’aria

1 Comment/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
09/04/2008

IlCulodiMosleyIl povero Max ha perso.
Aveva chiesto alla High Court di impedire la diffusione del video imbarazzante e la High Court ha risposto che sarebbe stato come chiedere alle onde di tornare indietro.
Il richiamo a King Canut è molto carino: il tizio, re di Inghilterra intorno all’undicesimo secolo, aveva cercato di legare le onde con delle catene perché non potessero più affondare la sua flotta.
Non ebbe successo.
Nemmeno il povero Max: il Giudice Eady ha stabilito che le immagini di Mosley, con il sedere a scacchi mentre si fa frustare, sono state talmente diffuse che Mosley ha perso ogni diritto alla sua privacy.
Francamente, è un provvedimento che lascia un po’ perplessi.
Il fatto che una immagine sia diffusa non significa che se è illecita non si debba impedirne la diffusione.
Se hanno pubblicato il sedere di Mosley in una infinità di media, questo non significa che sia sempre il sedere di Mosley e che Mosley abbia il sacrosanto diritto di decidere chi può vedere il suo sedere: cinque signorine armate di fruste o tutti i lettori del Times.
La decisione del giudice Eady lascia immaginare una usucapione della privacy che non può non lasciare perplessi.
E’ possibile temere un mondo in cui se si viene ritratti in termini non esattamente onorevoli e se queste immagini iniziano a circolare, il diritto alla privacy cessa di essere giustiziabile solo perché è stato violato.
In fondo, il compito della giustizia è proprio quello di far tornare indietro le onde del mare.

Big Bamboo

14 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
19/02/2008

Lei è una anziana ragazza.
Poco più di cinquanta anni.
Portati con l’amarezza di una abbronzatura al neon.
Largotta.
Fasciata di tailleur gessati che dovrebbero snellirla.
I denti guastati da un antibiotico che rivelerebbe l’anagrafe anche se lei volesse o potesse nasconderlo.
Il rossetto troppo vivo.
Ha superato quell’età in cui gli amici provano ad organizzare cene per proporre incontri.
E’ entrata nella dimensione del Big Bamboo.
Parte – ogni anno di quest’epoca – per un tour caraibico.
O in Nord Africa.
O da qualsiasi altra parte: in Brasile, in Messico, in Giamaica, non è importante.
L’importante è poter scendere dall’aeroplano, correre verso una spiaggia, contrattare un corpo e lasciarsi stupire dal Big Bamboo.
Quindici giorni di follie al prezzo di un charter.
Quindici giorni per tornare abbronzata e sorridente.
Il volto come una latta che sta per traboccare.
Gli amici che non possono non chiedere del viaggio né fare a meno di sorridere quando risponde che al solito la cosa più difficile di un viaggio è lasciare gli amici che si sono conosciuti.
Eppure è una donna intelligente e si dura fatica a credere che possa far finta di non sapere che la sua felicità si apprezza in termini di cibo per una settimana e che lei per il suo "amico" non è che una bottiglia da riempire.

Lei (Una come tante, ma non se ne è mai accorta)

10 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
03/02/2008

E’ una come tante.
Non nel senso di normale, perché, in fondo, siamo tutti un po’ normali.
Ma proprio nel senso di qualunque.
Una persona qualsiasi.
Però e tuttavia, non se ne è mai accorta.
E’ assolutamente convinta – ferocemente convinta – convinta in buona fede di essere una persona particolare.
Così se deve arrivare ad una festa arriva all’ultimo.
Entra come se fosse Audrey Hepburn.
Ma non lo è.
Per nulla e affatto.
Perciò e allora, la sua entrata – il suo ingresso – quel penetrare la stanza come se avesse un fascino a forma di coltello non sortisce nessun effetto.
Tutto resta come prima.
Tranne lei, imbronciata su un divano, sola come solo lei sa essere sola, una bambina viziata che comincia ad accorgersi che quell’aria da lolita stona con la crema per il viso che indossa prima di andare a letto.
Forse diventa bella.
Forse, in quel momento, diventa bella.
Ma è quasi impossibile accorgersene: per come è entrata, è quasi impossibile accorgersene.

La solitudine delle riforme

1 Comment/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
15/01/2008

Si parla molto della riforma elettorale.
La Corte costituzionale ne parlerà il 16 gennaio e la sentenza di ammissibilità – o inammissibilità – dei referendum elettorali sarà pubblicata entro il 10 febbraio.
Dopo, spetta al governo indire i comizi elettorali per una data compresa fra il 15 aprile ed il 15 giugno 2008, a meno che non si vada ad uno scioglimento anticipato delle Camere, nel qual caso il procedimento referendario sarebbe sospeso per un anno ed il referendum dovrebbe svolgersi non prima del 15 aprile 2009.
La riforma elettorale presenta molti nodi.
Il nodo principale riguarda il metodo della riforma elettorale.
Le leggi elettorali sono strumenti più o meno complessi per la trasformazione dei voti in seggi.
Ciascuno di questi strumenti determina i potenziali vincitori ed i potenziali perdenti della competizione elettorale.
E’ inevitabile che i partiti giochino un arrocco reciproco e che rendano sostanzialmente improponibile una riforma elettorale.
Sta qui la solitudine delle riforme elettorali: ogni gruppo parlamentare è inevitabilmente solo dinanzi a delle scelte che non possono non separarlo dagli altri movimenti politici.
Se è così, il metodo delle riforme elettorali passa inevitabilmente attraverso il dialogo referendario.
Ma non nel senso dei referendum elettorali proposti da Guzzetta e Segni: il referendum abrogativo in materia elettorale obbliga a ritagli articolati, assai complessi e defatiganti dal punto di vista della tecnica legislativa. Il prodotto referendario è facilmente peggiore della legge oggetto di referendum. Perfino in questo caso.
No.
Forse, il metodo da seguire è il referendum propositivo: un meccanismo che consenta direttamente al corpo elettorale di scegliere la forma della democrazia  elettorale.
I partiti dovrebbero avere il coraggio di chiedere al popolo di scegliere fra due o tre modelli alternativi: un maggioritario puro, senza vincoli di coalizione, un proporzionale corretto in senso maggioritario, con dei premi di maggioranza, un maggioritario corretto in senso proporzionale, sfruttando i resti e le soglie di sbarramento.
Ma chiedere il coraggio ai partiti è cosa che fa tremare le vene ai polsi.

Donnine nude – Socializzando la masturbazione

20 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
04/01/2008

Le immagini appena postate sono quasi sempre di donnine nude.
Discinte.
Apparecchiate per un desiderio manuale.
Talvolta mi soffermo a pensare alle ore che il loro ammiratore passa a postarle.
Tante.
Troppe.
Perché?
Per rendere meno solitari i propri esercizi?
Forse si.
Una masturbazione socializzata attraverso la rete.
Ma restano sempre seghe.

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