Lasciano una grande solitudine nel cielo
quando, d’autunno, le rondini tornano in Egitto
perché, tornando a casa,
dicono che non qui è la loro vita
Adesso che è finito tutto, che trenta mattoni e qualche sfriso hanno chiuso la mia inaudita infanzia, posso avvolgere il suo ricordo in quattro parole scritte.
Come faccio con tutto quello che mi passa accanto per essere sicuro che sia passato davvero.
Non so come è morta.
L’uomo che abbiamo pagato per sostituire con la sua pietà il nostro affetto non si è espresso con chiarezza o forse non mi ha interessato e non sono stato a sentire.
So come mi sarebbe piaciuto che morisse.
Mi sarebbe piaciuto sentir raccontare che quando ha iniziato a respirare con fatica, il suo estremo compagno abbia chiesto se voleva chiamare qualcuno e abbia risposto:
Non chiami nessuno. Non importa. Anzi dica loro che ho dormito bene
Mi piace pensare che siano state queste le sue ultime parole.
Come mi piace ricordarla in questa foto che feci tanti anni fa e che ha sempre tenuto vicino.
Ilford 125, la pellicola; Nikkor 105 mm, f. 2,8, l’obiettivo.
Perché il giorno in cui si muore è il primo di tanti anniversari, tanti quanti sono i ricordi con cui cerchiamo di aggirare le oscene verità che la morte ci spalanca sotto i piedi.
I carabinieri rassicurano ma la loro presenza spaventa e non sono stati pochi i marescialli dell’Arma che hanno subito processi più o meno inquietanti, fra Firenze e il suo contado.
Lo stupro di Firenze, in realtà e purtroppo, poteva accadere solo a Firenze e, forse, questo aspetto non è al centro delle pagine dei giornali che si occupano di una verità ambigua: il capopattuglia che non si accorge dell’ubriachezza al limite del coma etilico delle due ragazze o il suo compagno che dice di avere fatto solo quello che gli veniva ordinato.
Lo stupro di Firenze è accaduto a Firenze perché a Firenze si sono concentrati migliaia di ragazzi americani che non vengono per studiare, ma anche per divertirsi e si divertono bevendo fino a perdere qualsiasi controllo (e limite) per il semplice fatto che non sanno bere e non hanno mai bevuto quando erano con le loro famiglie.
E’ la tragica conseguenza sia di un comportamento che, allo stato delle notizie di cronaca, appare ingiustificabile sia di due culture che faticano ad assimilarsi e anche a convivere.
Il pronto soccorso di Santa Maria Nuova – nel centro di Firenze – trabocca di studenti americani ubriachi a un livello inaccettabile per la nostra cultura e questo accade ogni notte.
La presenza delle università straniere a Firenze dovrebbe essere una occasione straordinaria per lo sviluppo culturale della città.
Ma non è sempre così. Spesso questi studenti sono semplicemente degli strumenti che producono reddito per i gestori delle discoteche e degli altri locali notturni in cui passano le loro notti etiliche.
Lo stupro di Firenze merita di essere severamente punito e i suoi colpevoli ne risponderanno dinanzi all’Autorità giurisdizionale.
Il montante di vomito alcolico che le notti fiorentine lasciano al servizio municipale di spazzamento delle strade invece è la realtà di tutte le mattine nel centro storico e anche questo merita un severo intervento, magari applicando quelle misure di prevenzione e sicurezza che erano tante care ai carabinieri di Pinocchio e all’Italia Umbertina.
Il primo è un male criminale e come tale deve essere trattato.
Il secondo è un male politico e come tale, purtroppo, non è trattato.
Il giorno dopo sono sempre le parole che non si sono dette il giorno prima e queste parole riguardano il mandato del NO referendario in punto di legge elettorale.
Continuo nei miei capelli bianchi a innamorarmi attraverso le parole.
Trasfiguro raccontando perché voglio camminare cieco, come Omero: il poeta autistico che voleva vedere solo il mondo che cantava.
Ombre proiettate dai versi sulle mura di una fortezza vuota.
Trovo polvere. Stringo fra le dita l’idea che scrivere sia questo camminare cieco perché se vedessi le cose anziché le parole, cercherei l’abisso.
Il partito democratico di Renzi ha vinto le elezioni.
Contro i pronostici che vedevano un movimento 5 stelle particolarmente a punta.
Soprattutto, Forza Italia e il centro destra sembrano avere perso: alle comunali, solo Ascoli Piceno, Chianciano e Tortolì hanno visto un candidato del miliardario affidato vincere al primo turno. Ma sono città che assomigliano a Torre del Lago, che alla stazione di Pisa viene annunciata solo per dire che il treno per Spezia non ci si ferma.
E’ una grande festa, una lucida festa in cui Nardella mette insieme il terzo figlio e il primo giorno da Sindaco con un consenso di quasi il sessanta per cento di fiorentini, ammaliati dal carisma del primo ministro come ai tempi del Savonarola.
Ma sono elezioni che devono essere viste anche da un punto di vista diverso.
Se il movimento 5 stelle ha perso, la responsabilità è di Grillo e Currò (chi è?) non esita a chiamarlo in causa in una discussione che assomiglia a una lite in famiglia di fronte al panettone di Natale.
Se Forza Italia ha perso (ma anche Alfano, checché ne dica, non ha certo vinto), la responsabilità è di Berlusconi e Fitto, forte delle sue preferenze (284kVoti), glielo fa notare traguardando un’OPA ostile sul partito del miliardario affidato.
Soprattutto, se il PD ha vinto, non ha vinto il PD ha vinto Renzi, che ha saputo conquistare un consenso trasversale, molto simile a quello della Democrazia Cristiana, che D’Alema, Veltroni e Bersani non avrebbero mai potuto immaginare.
Il 40% dei consensi non riguarda un programma e un partito politico che incarna una serie di ideali (quali?). Sono voti dati a Renzi, che non a caso viene chiamato, per la prima volta, “Matteo”, anche da Napolitano.
Ha vinto Matteo, hanno perso Giuseppe Piero e Silvio e anche Alfano, di cui non è facile ricordarsi il nome di battesimo, Mario (Monti, c’era anche lui).
Ha vinto una persona e hanno perso delle persone.
Perché il dato più interessante, la cosa da tenere più presente anche nel prisma delle riforme costituzionali di cui oggi riprende l’esame alla Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica (ancora per poco), è che i partiti politici sono scomparsi, sostituiti da persone che incarnano una One minute democracy, una democrazia in cui l’elettore sceglie in un minuto e in un minuto cambia idea, in cui, in fondo, all’elettore non interessa un fico secco della politica.
E, in questo contesto, si può festeggiare.
Ma come nella Villa del Decamerone, il Boccaccio novellava durante la peste.
Dolci le mani che accarezzavano quella testa di bambino in una antica foto
Mani di sconosciuta e memoria di madre
Tenacia di foglie all’ultimo inverno nella lana di un passamontagna
Niente di tutto questo chi mi è stato caro ha mai voluto ricordare
Arrossendo di cose oscene ogni volta che altri – non chi gli era familiare – lo induceva a quei mai lontani giorni.
Cammina con la testa incassata nelle spalle.
E’ grosso.
Un grande e grosso bambino di una quarantina di anni.
Cammina ogni mattina con la testa dentro le spalle.
Ondeggia, il cellulare senza scheda all’orecchio, le scarpe da ginnastica sfondate, la maglietta disegnata dal sudore di un’altra notte in una cameretta di bimbo.
E canta.
Canta con una voce di tenore bellissima.
Canta quello che gli viene in mente.
Oggi: Mamma, dammi cento lire che in America voglio andar…
Una voce che esce da quella testa e da quelle spalle e diventa cristallo nell’aria.
Mentre due bambine bionde danzano il sentiero degli zaini verso la notte.
Treno.
Dopo l’estate.
I soliti visi di fine giornata e quel sorriso senza senso che accompagna il semplice vedersi.
Quel sorriso che odora di lisoformio e vilpelle e che accompagna il buongiorno che non conosce addii.
Non perché è per sempre, ma perché non è mai stato.