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Quotidiane banalità

0 Comments/ in jusbox / by Gian Luca Conti
19/11/2012

Obama è banale quando dice che la pace in Palestina inizia dallo stop ai missili provenienti sul sud di Israele dalla striscia di Gaza.

I morti bambini della striscia di Gaza sono altrettanto banali: cosa c’è di strano se un drone lanciato in una delle zone più popolate del mondo e con un’età media più vicina ai reparti neonatali che alle cure palliative uccide anche dei bambini?

cosa c’è di strano se un drone lanciato in una delle zone più popolate del mondo e con un’età media più vicina ai reparti neonatali che alle cure palliative uccide anche dei bambini?

E’ difficile stupirsene: i popoli perseguitati sono composti spesso di molti bambini. Lo era il popolo della Shoah, lo sono i palestinesi di oggi. E’ una naturale conseguenza dell’egoismo della stirpe che si concentra nei piccoli, che vogliono vivere comunque, e nei loro genitori, che accettano di morire se il prezzo è la sopravvivenza dei loro figli. Ma, ancora, se voglio nascondere un’arma, la nascondo dove la sua distruzione causa più scandalo ed anche questo è banale.

Di Pietro e Vendola rasentano il grottesco quando affermano che Monti non poteva dire di non essere sicuro che l’Italia della prossima legislatura sarà governabile. Per due motivi, il primo è che l’affermazione è banale: l’unica cosa sicura della prossima legislatura sembra essere il trionfo di Grillo e della contropolitica sulle lacerazioni del centro destra e del centro sinistra. Il secondo è che il mancato accordo sulla riforma elettorale, da cui dipende in massima parte la governabilità del paese (se non c’è la politica, restano le tattiche e le leggi elettorali sono il trionfo della tattica sulla politica) è una responsabilità del sistema dei partiti a cui sia Vendola che Di Pietro appartengono, al contrario di Monti, forse.

Renzi è banale quando si presenta al terminal crociere di Livorno e viene accolto da uno striscione: Né Renzi, né Bersani, né del PD gli altri cani.

Né Renzi, né Bersani, né del PD gli altri cani

E’ banale l’incontro di oggi, fra il bersaniano sindaco di Livorno, Cosimi, e il renziano sindaco di Collesalvetti, Bacci. Che devono dire? Se non che sperano che vinca il loro campione, come se fossimo ad un giro di Italia combattuto fra Gimondi e Merckx.

Forse, l’unica cosa che non sarebbe banale è la notizia che all’inaugurazione della moschea di Livorno ha partecipato anche la comunità ebraica livornese.

Ma non sarebbe banale se fosse riportata dallo Zman Tel Aviv (il Times israeliano), invece, che dal Tirreno.

Si, la sofferenza è banale e la conseguenza è il cinismo.

Una conseguenza di cui farebbe piacere poter fare a meno.

Lei è come me (Lo strologo di Arcore)

0 Comments/ in jusbox / by Gian Luca Conti
15/11/2012

Lo strologo di Brozzi era solito consultare le stelle camminando, ma non fu capace di prevedere il pozzo nel quale cadde.

Lo strologo di Arcore ha previsto un grande futuro per il partito dell’amore alla guida della figlia, Marina Berlusconi.

La figlia non ha commentato. L’unica immagine è il labbro leporino (o pecorino) di Alfano che compulsa – aruspice – il cellulare.

L’unica immagine è il labbro leporino (o pecorino) di Alfano che compulsa – aruspice – il cellulare.

Probabilmente, Marina Berlusconi è il futuro del partito azienda. Da presidente di Fininvest, può assicurare la continuità monarchicamente aziendale del padre anche in politica.

Quello che colpisce, però, è l’espressione: Lei è come me. Ogni padre desidera trovare i propri sogni nei figli. Desidera che i suoi sogni si avverino nella loro vita. Oltre questo desiderio, però, la strada si biforca: i figli davvero felici sono quelli che percorrono la loro strada, che, assai difficilmente, sarà quella dei loro genitori. Se insegni diritto costituzionale, speri che tuo figlio sia un pompiere contento di essere un pompiere, senza nessuna ombra a coprirgli le spalle mentre cammina verso il futuro.

Non Berlusconi, lui è felice di “avere” una figlia come lui.

Noi, al contrario, non possiamo non essere preoccupati.

E parecchio.

21 Sallusti (quasi 22)

3 Comments/ in jusbox / by Gian Luca Conti
14/11/2012

Il Senato della Repubblica ha approvato un emendamento per il quale nel caso in cui la libertà di stampa diffami una persona, il giornalista responsabile del fatto ne risponde penalmente, con una pena dal massimo edittale di un anno, ovvero una pena che è quasi impossibile scontare con la detenzione.

L’emendamento è targato dall’Api di Francesco Rutelli.

La stampa insorge. Ma è davvero costituzionalmente intollerabile una sanzione penale per la diffamazione a mezzo stampa?

La libertà di stampa è nata, nei termini in cui la conosciamo, con la rivoluzione francese. Penna e tribuna erano le armi dei rivoluzionari e le gazzette (possiamo ricordare La bouche de fer, il Sentinel, il Tribuno del popolo di Babef), giornali in cui la cittadinanza si faceva attivo contropotere, raccogliendo il monito di Robespierre: Legislatori patrioti, non calunniate la sfiducia. La sfiducia, checché possiate dirne, è custode dei diritti del popolo. Essa sta al sentimento profondo della libertà come la gelosia sta all’amore.

Legislatori patrioti, non calunniate la sfiducia. La sfiducia, checché possiate dirne, è custode dei diritti del popolo. Essa sta al sentimento profondo della libertà come la gelosia sta all’amore.

Ma erano anche strumenti di proscrizione: le liste dei nemici della patria pubblicate quotidianamente sull’Ami du peuple conducevano non di rado alla ghigliottina.

La penna è strutturalmente nemica del potere, in questo la sua nobilità, ma può anche trasformarsi in uno strumento di oppressione, ricatto, falsità, inganno. L’ortografia della verità non fa sempre parte del patrimonio calligrafico di un giornalista e la silhouette di uno scandalo può uccidere una persona.

Nel linguaggio numerico della Costituzione, il 21 (libertà di manifestazione del pensiero) trova un limite nel 22 (diritto al nome, inteso come reputazione, come diritto ad essere conosciuti per quello che si è e non per quello che una maliziosa capziosità può avere interesse a far apparire).

Per questi motivi, il diritto di cronaca trova tre limiti arcinoti (l’interesse pubblico alla notizia che viene disvelata, la verità intesa come verosimiglianza e quindi come narrazione seriamente verificata, e la continenza, cioè un tono narrativo coerente con la sostanza degli accadimenti resi noti).

Sono limiti di buon senso. Limiti che presidiano la libertà di stampa dagli eccessi rivoluzionari e dire che sanzionarli con la reclusione fino ad un anno sia eccessivo appare più la rivendicazione di un privilegio di casta che l’esercizio di un diritto costituzionale.

Per una volta, fa piacere il metodo bicamerale: l’emendamento approvato al Senato costringe la Camera a riesaminare la questione, magari per inasprire una pena che potrebbe anche essere considerata troppo mite.

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