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Verginello (Dietro ad ogni scemo c’è un villaggio)

4 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
07/12/2007

Il poveretto è sempre stato chiamato verginello.
Per un motivo molto semplice e se così si può dire onomatopeico: riusciva a barcagliare le ragazze solo per rimbalzarci come uno yo yo.
Altra caratteristica essenziale del povero verginello era l’assoluta semplicità di spirito.
Non riusciva a capire assolutamente nulla.
Così, una sera di inverno fu deciso che la sua imbecillità meritava una franchina.
Tutti conoscevano perfettamente la franchina e pareva impossibile che qualcuno non la conoscesse.
Verginello non la conosceva.
Gli fu detto che una ragazza, Valeria, che lui conosceva a mala pena, ma che era piuttosto carina, si era innamorata di lui.
Verginello si convinse subito.
Si convinse anche che Valeria aveva un padre talmente geloso che non poteva incontrarlo senza correre rischi seri.
Valeria una sera gli dette appuntamento in dei giardinetti.
Quasi in centro.
Verginello arrivò in macchina.
Pulitissima, lucida, perfetta: la macchina del babbo pronta per il primo amplesso del giovine.
Valeria salì.
Convinse verginello a lasciarle il posto di guida e a mettersi dietro: lo voleva guardare mentre guidava.
Iniziò a guidare.
Verginello si lasciò convincere a spogliarsi.
Quando fu completamente nudo, lei fermò la macchina.
Sempre in piena città.
Sempre vicino a dei giardinetti.
Scese.
Si avvicinò alla portiera.
Fece per salire.
In quel momento, il "padre" saltò fuori urlando.
Verginello si fece leone e uscì di macchina per difenderla.
Lei ed il "padre" saltarono in macchina e sgommarono via.
Verginello rimase solo e si chiuse in una cabina telefonica.
Un tipo – esistono sempre gli idioti – pensò che sarebbe stato divertente farlo uscire dalla cabina e cominciò a urlare come un ossesso.
Un altro buttò un paio di petardi modello El Alamein.
Qualche disgraziato che voleva dormire chiamò i vigili che accompagnarono il povero verginello a casa.
Nessuno lo ha più visto.

Il freddo delle acciaierie

1 Comment/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
07/12/2007

Per un periodo di tempo relativamente lungo, ho dormito di fronte ad una acciaieria.
La casa che mi ospitava era su una collina e di fronte, nella pianura che portava al mare, era l’acciaieria.
La notte erano fuochi che rincorrevano luci e rumori di acciai che si frangevano come onde d’altoforno.
Era un luogo che amavo.
Amavo la sua fredda inospitalità.
Perché le acciaierie, come le miniere, sono fredde, fredde di un calore che ti brucia la pelle e gli occhi.
Fredde di maglie leggere buttate sulla carne bruciata ed indossate anche nell’ombra gelida della notte.
Fredde di una luce bianca che diventa azzurra e muore arancione quando l’acciaio esce dalle siviere.
Fredde del sapore del carbon coke che ti entra nel naso e ti consuma i polmoni.
Fredde della cenere di infinite sigarette e bicchieri vuoti di caffè.
Piene di gatti, sporchi e denutriti, che si aggirano come lupi fra detriti e loppe, e cercano cibo dalle scorie d’altoforno.
Tutto questo io l’ho visto con una giacca ed una cravatta, con l’elmetto bianco della direzione.
L’ho vissuto dentro a quell’apartheid che separa gli abiti di buon taglio dagli operai, i mocassini inglesi dalle scarpe antinfortunistiche.
Ma l’ho vissuto ammirando il coraggio di gettare la propria vita dentro una macchina molto simile ad un vulcano malvagio.

Il comodato del pisello

14 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
06/12/2007

Lei è una donna affascinante.
Un pò meno di quarant’anni buttati sulle spalle come una giacca di Hermes.
Lui è un uomo un pò meno affascinante.
Un pò più di quarant’anni stretti in vita come una cintura comprata insieme ai pantaloni.
Hanno due figli.
Uno gioca a pallone.
L’altro non si sposta dal nintendo wii.
Lui non la capisce più.
Lei è fredda.
Fa l’amore come una cosa in prestito.
Ma a lui non importa: la sua necessità non conosce leggi.
Le cose cambiano improvvisamente.
Lei sembra riconoscerlo.
Pare rispondere alle sue attenzioni.
Non prende l’iniziativa ma dialoga con il suo pisello.
Lui è quasi felice.
Come al solito non ha capito nulla.
Lei ha un altro.
Lei fa l’amore pensando all’altro.
Al quale lui presta quella povera cosa che farebbe meglio a tenere al caldo del pigiama.

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