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Bertinotti e Calamandrei

1 Comment/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
06/10/2007

Il compagno Bertinotti ha deciso di recitare Piero Calamandrei, in uno spettacolo dedicato a Danilo Sbolci.
Ho vissuto a lungo in uno studio che era stato lo studio Calamandrei.
Bertinotti Dove la presenza di Calamandrei, i suoi libri, i suoi appunti a margine, le sue memorie, non solo processuali, si potevano toccare.
Non vi era un angolo senza uno foto di Calamandrei.
Di Calamandrei conosco mille aneddoti.
Quella volta che discuteva in Cassazione dinanzi ad un presidente svogliato che fece cenno di tagliare la sua arringa e ricevette come risposta "Vede, Eccellenza, se leggessi, potrei leggere una pagina si ed una pagina no. Ma gli è che parlo a braccio".
O quell’altra che cominciò a discutere, attento, preciso, brillante, finchè il suo giovane di studio non gli tirò la manica della toga: "Professore, noi siamo dall’altra parte" e lui "Vede, Eccellenza, questo avrebbe potuto dire il mio avversario, se ne fosse stato capace, ma se anche lo avesse detto, avrebbe avuto torto. Ed ora le spiego perché …"
Soprattutto conosco bene la sua personale angoscia.
Per tutta la vita fu tormentato dalle Fosse Ardeatine, rappresaglia ad un attentato che aveva organizzato suo figlio Franco.
Anche da questa consapevolezza è nata la retorica angoscia di quella lapide che era appesa nella stanza del professore che mi accompagnò fino alla tesi di laurea:
___
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
___
Di Calamandrei conosco il dolore per la morte dell’amico Enrico Bocci – avvocato -, torturato a morte da quella Banda Carità che la magistratura fiorentina di recente ha quasi riabilitato nella sentenza di assoluzione dei suoi apologeti.
Conosco il suo dolore per non avere mai avuto il coraggio dell’amico che aveva continuato a scrivere, resistere, vivere a Firenze, mentre lui si era ritirato in campagna, verso Montepulciano:
___

VIVI E PRESENTI CON NOI
FINCHE' IN LORO
CI RITROVEREMO UNITI

MORTI PER SEMPRE
PER NOSTRA VILTA'
QUANDO FOSSE VERO
CHE SONO MORTI INVANO
____

So e ricordo che Calamandrei è fisicamente morto di povertà.
Pur essendo uno degli avvocati più importanti del paese, pur essendo professore universitario e presidente del consiglio nazionale forense, non trovava mai il tempo di scrivere le notule e la voglia di farsi pagare non faceva parte del suo carattere.
Calamandrei Così, quando arrivò il momento di una banale operazione dovette andare nell’ospedale di tutti e lì fu macellato, da qualche specializzando di cui non si è mai saputo il nome.
Troveremo tutto questo nella recitazione di Bertinotti?
Cosa c’entra questo brillante politico e sindacalista con Piero Calamandrei?
A me, pare quasi osceno che la memoria di Calamandrei sia recitata dal comunismo di cachemire (o cashmere?) di Bertinotti.
Anche se forse non si può dire, nella sua erre moscia, nel suo dibattere brillantemente fatto di nulla, mi sembra che la generazione di Calamandrei, Bocci, Amendola, Spartaco Lavagnini, Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, sia davvero morta invano.
Ancora più che nei capelli trapiantati da non si sa dove (ma si immagina) di Berlusconi o nelle autoreggenti della Brambilla, cui – lo ammetto, è la seconda volta che le cito – sto iniziando ad affezionarmi.

Fiocco di Neve

2 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
04/10/2007

Non so come si chiami.
So solo che vive appoggiato ad un banchetto che vende trippa e lampredotto.
Nel pieno centro di Firenze.
Lo chiamano Fiocco di Neve o Chicco di Riso.
Perché è completamente stempiato.
Anzi, no.
Ha un terribile riporto che adagia sul colmo del capo.
Un riporto unto e bisunto.
Molto milordo.
Ed una forfora perenne, da campionato del mondo, che, quando si china, gli rende la testa simile ad una sfera di vetro con le gondole.
O con la casa di Babbo Natale.
Vive appoggiato a questo banchetto.
Aspettando che la pietà del gestore riempia il suo bicchiere.
Lo guarda a lungo.
E lo beve di un fiato.
Alla maniera di un alcolista cronico.
Oggi si è spostato.
Aveva i capelli tagliati di fresco.
Camminava con un energia strana nelle gambe.
Anche Fiocco di Neve potrebbe iniziare una nuova vita.

Piazza Savonarola

1 Comment/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
04/10/2007
Piazza Savonarola è una piazza idiota.
Quadrata.
In quello che fu il quartiere ottocentesco degli artisti.
E che oggi è un frinire di banche, studi legali, famiglie borghesi, o più che borghesi.
Piazza Savonarola sono i bimbi che si arrampicano sulla statua del predicatore rompicoglioni.
Immag044Di quel predicatore che bruciava i dipinti del Botticelli e che fu bruciato, alla fine, da una città che non è mai stata fortunata per i santi.
Piazza Savonarola è una realtà a strati.
Anziani con i badanti.
Bambini malati cronici che vengono portati con le loro carrozzelle da un ospedale non lontano.
Domestici, di ogni genere e colore.
Professionisti, più o meno affermati.
Bancari e banchieri.
I figli di quella borghesia che vive qui dalla fine dell’ottocento.
E così via.
Tutti questi strati si ricompongono intorno ad un chiosco.
Dove una sudamericana – improbabile e completamente alcolizzata – mischia mojito dalle sette di sera alle sei del mattino, bevendo birra Heineken in continuazione.
Piazza Savonarola sono le mamme che accompagnano i bambini.
E che si fermano a bere un aperitivo, fingendo che sia troppo forte, affettando di non essere abituate a bere.
E’ la mamma di una splendida bimba del colore del cioccolato.
Una donna coraggiosa.
Che quando si è accorta di essere incinta (è piuttosto robusta e se ne è accorta verso il quarto mese) ha convocato tutti e tre i partner del periodo fertile per dire loro che aspettava un bambino, ma non sapeva chi fosse il padre.
E uno di questi si è convinto di essere riuscito ad avere un figlio.
Le è stato accanto per tutta la maternità.
Fino al giorno in cui la pancia infinitamente sterminata ha prodotto la  bambina cioccolato.
Ed è andato via, direttamente dalla sala parto.
Senza più tornare.
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