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Ladri di tabernacoli

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
25/08/2021

I tabernacoli illuminano di devozione le notti in cui la chitarra di un vagabondo potrebbe trovare le dita del demonio

Non c’è forse tabernacolo la cui bellezza non sia anche ingenua. Non abbia voglia di raccontare una fiaba, di scaldare il cuore con un’immagine sacra

Sono spazi benedetti: qui Dio può lasciare il suo segno perché in questo luogo Dio è libero

Questo rubano i ladri di tabernacoli. Non un’immagine, non una protezione, ma uno spazio che era stato riservato alla libertà di Dio. Lasciano una maledizione, perché chi maledice, in realtà, si sostituisce a Dio

Maledice pretendendo di conoscere ciò che vede. Di sapere che cosa è accaduto. Di conoscere i valori che servono per descriverlo. Di sapere qual’è la conseguenza di questi valori per chi viene maledetto

Questo è un ladro di tabernacoli, non colui che sottrae un’immagine sacra: ma un uomo capace di maledire. E chi maledice si sostituisce a Dio.

Uccelli di mare

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
24/08/2021

Gli uccelli di mare sono quasi tutti bianchi, non blu, azzurri o verdi:

Hanno il colore del mare in tempesta, vogliono poter essere scambiati per schiuma quando si posano fra le onde di una burrasca

Lì hanno bisogno di nascondersi e di non essere visti,

Non temono che qualcuno li possa predare. Maltempo non è stagione di caccia,

Ma perché a nessuno piace essere visto mentre si arrende al fato.

Il collare di Bocca di Rosa

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
23/08/2021

Se io sapessi scrivere canzoni, trasformare in musica i miei pensieri e trovare le parole delle note, avrei voluto scrivere una canzone come Bocca di Rosa.

La mia Bocca di Rosa non sarebbe vissuta in un paesino come Sant’Ilario, non avrebbe fatto l’amore per passione, ma per gioco e noia in una città di provincia, senza il profumo del mare o l’ombra puzzolente dei carrugi.

La mia Bocca di Rosa non lo avrebbe chiamato amore e lo avrebbe coltivato con la perfezione dissoluta della sua passione per il gioco, azzardo di sentimenti, gioia di spalle larghe, compianto di miopi.

Avrebbe stupito per la sua incapacità di affezionarsi e per l’assolutezza dei suoi addii, i suoi baci non avrebbero avuto altro prezzo che la distanza: avrebbe baciato con l’apparenza della passione perché solo così si sarebbe sfamata di inestinguibile solitudine.

Avrebbe indossato un collare la mia Bocca di Rosa perché senza si sarebbe sentita nuda e non avrebbe mai detto di chi era il collare che portava al collo: i segreti sarebbero stati vino per il suo piacere e vetriolo per il cuore dei suoi amanti.

Né l’uno, né l’altro sarebbe stato il suo incedere perché tutte le Bocche di Rosa, alla fine, vanno via e quello che lasciano sono cicatrici che deformano i sentimenti.

Per fortuna, non so scrivere canzoni e dove finiscono le mie dita inizia solo una tastiera che indago con sempre maggiore timidezza.

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