C’è il sole
Oggi, a Capbreton, c’è il sole.
Ed è il sole dell’Aquitania.
Un sole preoccupato, fatto di brume.
Ma dolce.
Ed assennato.
Come è un sole che conosce la nebbia e la forza delle maree.
Oggi, a Capbreton, c’è il sole.
Ed è il sole dell’Aquitania.
Un sole preoccupato, fatto di brume.
Ma dolce.
Ed assennato.
Come è un sole che conosce la nebbia e la forza delle maree.
Esiste accanto all’Abbazia di San Galgano, l’eremo di Montesiepi.
La leggenda narra di questo giovane guerriero, stanco dell’adrenalina delle sue battaglie, che pianta la spada in un masso, lo trasforma in un altare e lì lascia che il resto della sua vita scorra in preghiera e contemplazione.
Di fatto, gli è una cappella circolare, cui si arriva dopo aver superato una baracca intestata "boccon divino" (che è un nome agghiacciante per un ristorante, come Fido lo è per un cane, o Vittorio Emanuele per un Savoia) in cui fanno merende per gitanti agée.
La spada di San Galgano è conficcata nel plexigas, al centro della cappella, in modo da valorizzarne le potenzialità artistiche con una luce che vorrebbe sembrare rubata dalla chimica all’alabastro; il plexigas è chiuso da un lucchetto: i senesi sono persone prudenti, con tutti gli inglesi che passano dal Chiantishire, potrebbe sempre arrivarre il giovane Merlino, prendere la spada e lasciare il negozietto di souvenir senza clienti per il resto dell’eternità.
Montesiepi, però, è anche un luogo di attenta consapevolezza ecologica: se si prende una candela, per far finta di essere pellegrini e di voler guadagnare una indulgenza, ci si accorge che questo moccolo è già stato acceso da entrambi i lati, Dio solo sa quante volte.
Naturalmente, lo si prende lo stesso, ma con un certo disagio, come se si stesso comprando una indulgenza usata da un assassino.
Può capitare di organizzare la propria luna di miele.
Può anche darsi che chi la organizza abbia fatto indigestione di laguna blu da piccolo.
E che cerchi uno spazio di quel genere: magari un cottage sul mare, in una isola del sud, con la piscina privata, etc.
Può anche arrivare al punto di ricordarsi di avere letto D’Annunzio e chieda che il letto sia artisticamente disfatto, ricoperto di petali profumati.
Poi, può anche darsi che arrivi, trovi il cottage in forma di baracca, con le pareti affrescate di insetti colpiti dai precedenti ospiti; le ciabatte dell’albergo usate e con l’impronta dei ditoni di chi lo ha preceduto; un pò di ometti variamente gialli ed incomprensibili che sanno dire solo "sorry" e non capiscono un fico, ma sorridono sempre.
Magari, può anche arrivare a cena e scoprire che non gli piace nulla e che nel consommé vagano dei capelli neri e riccioluti, senza riuscire ad aggiungere nulla alla sua assoluta assenza di sapori, o meglio senza turbare la perfetta armonia dell’acqua riscaldata.
Potrebbe anche decidere di accompagnare la propria sposa ad una gita nel villaggio vicino ed essere dimenticato lì dall’autista, riuscendo a tornare nel cottage solo alle prime ore del mattino, grazie alla pietà di un pizzaiolo belga.
Se poi questi dolci sposini, sempre meno dolci e sempre più sull’orlo della separazione, si ricordano che il complesso alberghiero si chiama Sukko SPA, allora possono capire tutto.
Ma chi diavolo fissa la Sukko SPA per il proprio viaggio di nozze?
Chi è che ha sciolto il goliardico merciaio che ha venduto i collant a righe orizzontali a quella scatola di donna che mi sono trovato davanti in un ascensore?
Chi le ha consigliato di imballare i propri cotechini in una rete da salame?
Chi è stato così attentamente crudele?
Anche i venditori di biancheria, talvolta, dovrebbero praticare l’obiezione di coscienza.
Talvolta rovistare sulla scrivania è come accorgersi di essersi dimenticati i calzini usati per correre nelle scarpe che si sono lasciate nella borsa del mare due mesi fa.
Si è detto che lo Scaccabarozzi è un gaffeur inimitabile.
Mettete che una sera vi sia una cena.
Una cena importante, con le autorità.
Ma anche galante, con le signore inguainate negli abiti da sera e con i collari di oro bianco.
Una cena in cui si assaggia senza mangiare.
Si annusa senza bere, e così via.
Ecco in una occasione come questa, lo Scaccabarozzi mangia come un maiale e beve come un otre.
La fine può essere imbarazzante.
Allo Scaccabarozzi potrebbe presentarsi un allievo più giovane, ma nemmeno troppo.
Diciamo un allievo restato giovane malgrado gli anni.
Accanto all’allievo potrebbe esserci una signora che non è sua moglie e che è ancora più giovane.
Perché l’allievo ha appena lasciato la sua famiglia ed è andato a vivere con questa signora.
E allo Scaccabarozzi, che conosce benissimo tutta la storia, potrebbe venire in mente che quella signora è una amica di suo figlio.
E’ coetanea di suo figlio.
E mentre il vino pulsa nelle tempie del povero Scaccabarozzi, gli potrebbe anche capitare di dire alla giovane signora: "Senti, ma mi spieghi perché invece di andare con i ragazzi della tua età, hai deciso di rovinare una famiglia?"
Magari a voce troppo alta, in un interstizio di silenzio.
Appena stemperato dalla pietà dell’allievo: "Professore, La posso accompagnare a casa? Forse stasera ha fatto un pò tardi".
Chi è che questa mattina ha sciolto:
– la kapò da un paio di centinaia di libbre, con gambe ad X, culo quasi per terra, calzoni neri a pinocchietto, calzerotti tigrati, blusa celeste angiolone, che si tirava dietro una bambina d’un tre anni, alla quale ripeteva con slabbrato accento slavo: "Tu adesso dormire, cosa deve fare bambina? Dormire e mangiare. Questo deve fare bambina buona", facendomi ricordare che a me la strega di Hansel e Gretel ha sempre messo una gran paura;
– la ciclista che mi ha scampannellato con somma urgenza perché ero fermo sul marciapiede a cercare di ricordarmi il nome dell’architetto che ha disegnato un palazzo e a chiedermi se era stato lui a progettare anche il giardino all’italiana sfruttando l’ideologia dell’ortus conclusus o se era stato un altro, e mi ha dato di imbecille addormentato con un tuaccio che ha fatto accapponare le mie già timide pudenda?
Ma soprattutto chi è che ieri sera ha sciolto il fine intellettuale che diceva "io sono un vero appassionato di libri, un uomo libridinoso: quando entro in una libreria non riesco a non comprare almeno un tascabile. Eppoi mi piace scrivere, so scrivere benissimo. Pensa che tutti i libri che avrei voluto scrivere sono stati già scritti"?
Anche quel giorno cercò di passare come tutti gli altri.
Ma non ci riuscì.
Semplicemente, non ci riuscì.
E’ accanto alla sua mamma.
La culla balla nella danza delle sue gambe che cercano il cielo.
Una figlia.
Niente più che una figlia.
Poteva essere stata persa nella giungla.
Poteva essere stata inseguita da Shere Khan.
Potrebbe chiamarsi Maddy.
Non conosco fino a fondo il suo viso.
Anche se ho vissuto a lungo accanto a lei.
La vedo come un’ombra che congiunge il mio corpo al suolo.
Che mi segue.
Senza mai toccarmi.
