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I pensieri di Bimba Piccola (Ti voglio troppo bene)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
15/05/2019

Animata

Si ferma prima di uscire per andare a scuola.

Torna indietro.

Mi abbraccia.

Dice: Ti voglio bene

Tace, quel silenzio che è prima di dire qualcosa di importante.

Aggiunge: Forse troppo.

Ha ragione.

Si vuole troppo bene quando si sa che si potrebbe soffrire molto per la persona che si ama.

Alla sua età, non lo avevo capito.

Ma lei è molto meglio di me.

Elena per Menelao

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
13/05/2019

Bottino

La verità sulla guerra di Troia non è facile da conoscere

Non ci sono cronache più attendibili di un cieco canto

La verità sulla guerra di Troia è la verità di Elena

Elena non ha perso la guerra di Troia

Si è sentita viva nel vedere Menelao e Paride che lottavano per lei

Mai ha pensato di evitarla:

sapeva che da quella eterna contesa lei avrebbe ottenuto l’eterna età del mito,

la sua intelligenza aveva capito che il suo destino era diventare bottino e preda di chi avrebbe vinto

e lo desiderò con tutta se stessa

Non che l’uno o l’altro vincesse ma che chi avesse vinto la cacciasse come preda e la possedesse come bottino

Che era l’unica cosa orribilmente certa.

12 maggio

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
13/05/2019

mani di madre

Il 12 maggio era la festa della mamma

Ma tu non sei più e non ti ho chiamata per farti gli auguri, né sono passato dal fioraio

Ho pensato alle tue mani

Nere dei carciofi

Ruvide dei panni lavati in terrazza

Storte d’artrosi e quasi lucide

Come di cera

Ho pensato che queste mani mi hanno insegnato il significato delle carezze

Perché non sanno carezzare dita agili, abituate a sfogliare il disincanto delle carte da gioco

Leggera ti sia la terra, si dice ma io che ho visto i mattoni murare la tua memoria sperando che un pezzo di cielo rimanesse impigliato fra te e la notte.

 

Il cielo sopra maggio

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
11/05/2019

Oggi, non c’erano rondini

Danzavano sopra le nuvole

Nascondendo la primavera

Fino a maggio, quest’anno, è arrivata la solitudine dell’inverno.

Il meriggiare del decano

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
10/05/2019

I convegni hanno un cerimoniale piuttosto rigido che riserva a ciascuno il suo posto.

I decani della disciplina hanno diritto alle prime file. Gli ordinari alle seconde. Gli altri, non importa: sono lì per salutare ed essere visti.

I decani in pensione per avere oltrepassato anche il limite d’età per il cimitero non hanno un posto preciso perché non hanno più nessun peso. Si presentano un po’ per far vedere che sono ancora vivi e un po’ per sentirsi meno morti.

Alcuni prendono posto nelle prime file. Altri si sorreggono come naufraghi al primo che li saluta.

All’avvio degli interventi e delle relazioni, si abbioccano. Il sonno ad una certa età è allenamento e non solo bisogno.

Il loro russare serpeggia nell’aula come un frinire di cicale nel meriggiare della loro giovinezza.

Nessuno, però, sorride.

Perché è pieno di senso questo modo di prendere commiato dalla propria dignità.

Troia, ti stupro (XII trans. e fin.)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
08/05/2019

Casalbruciato

Casalbruciato, 7 maggio 2019.

Nelle prassi del disciolto Partito Nazionale Fascista, un gerarca appena nominato si doveva recare in una casa di piacere e dare mostra della propria virilità mentre i suoi camerati lo aspettavano per gioire insieme a lui della impresa.

E’ un modo di considerare l’universo: un oggetto di conquista per i lombi del suo prepotente gerarca.

Ma è anche un modo di considerare se stessi, come qualcosa che merita essenzialmente per ciò che si è capaci di fare con il proprio strumento riproduttivo.

Riecheggiano e rimbombano queste riflessioni nei fatti di Casalbruciato, non luogo alla periferia di Roma nel quale i militanti di Casa Pound hanno mostrato i lembi dei loro muscoli a una famiglia bosniaca che aveva raggiunto il punteggio necessario per l’assegnazione di un alloggio popolare.

La riflessione più triste, però, riguarda la validità e l’efficacia della Costituzione. L’art. XII, disp. trans. e fin. vieta la ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista. E’ significativamente una disposizione transitoria perché per i Costituenti non aveva senso imporre stabilmente un divieto che trovava il proprio presupposto nella ignoranza di valori che aveva generato il ventennio.

I costituenti immaginavano che sarebbe stato possibile edificare un nuovo Stato e una nuova nazione in cui nessuno avrebbe più agitato i propri lombi come strumento di potere e oggetto di sintesi politica.

Hanno avuto torto e non solo a Casalbruciato.

La cosa più triste è che ne erano probabilmente consapevoli: Gobetti e le sue analisi non si superano neppure in settanta anni.

Salvini e Padre Pio

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
07/05/2019

La non – notizia di oggi è che Salvini prega Padre Pio.

Il protettore degli studenti, dei maturandi, dei camionisti, degli spacciatori e di tutto ciò a cui Jacopo da Varagine non aveva pensato.

Salvini è un uomo intelligente e non privo di una certa disinvoltura opportunistica e la scelta di Padre Pio appare assolutamente indovinata.

Non perché Padre Pio rappresenti benissimo l’Italia della prima repubblica, quella che costruiva le autostrade e che andava a messa.

Ma perché, a Napoli, Padre Pio si mette negli angoli dove le persone altrimenti farebbero pipì e un santo pipifugo è quello di cui Salvini ha bisogno.

Quasi quanto della intelligenza elettorale di papà Verdini.

Le maschere di Venere

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
07/05/2019

Quando Venere era una dea aveva la maschera

Venere esce ogni mattina, bacia la figlia, lascia che faccia finta di non piangere e che si avvolga in una sciarpa impregnata del suo profumo

Sonnecchiano qualche istante insieme nell’ombra dei baci e nel riparo del profumo

Venere si lascia avvolgere dai sogni della bimba, la bimba entra nella fresca ombra della sciarpa.

Sale in macchina, apre il cruscotto, indossa la prima maschera di quella giornata

Venere impasta il suo dolore dentro la maschera, solo gli occhi escono, luminosi del riverbero del mare: fuori, dentro: aperti sulle tenebre

Ha scelto l’intimo coordinato alla maschera

Lo esporrà nella notte delle persiane chiuse, la notte delle undici del mattino, solo per sentirsi dire parole senza sacrifici che compensano doni senza oblio.

Venere ripone la maschera, ne prende un’altra. Ballerine e pantaloni, libri e computer, un giornale aperto sulle ginocchia

La maschera dell’aperitivo. Dura poco, sempre meno. E’ una maschera orribile perché ha i colori degli orizzonti che non tornano.

L’ultima maschera, però, arriva con la notte quando Venere è quello che la sua vita ha deciso che deve essere

Nulla più di una immagine da esibire, nulla più di un corpo da profanare con parole oscene dove dovrebbe essere serenità di lessico familiare

La indossa perché deve, perché è il prezzo di quello che la sua vita ha deciso che diventasse, la indossa perché con quella maschera non sente più niente.

Solo gli occhi sono sempre gli stessi

Dentro ogni maschera

Luminosi come il riverbero del mare per chi ha il coraggio di osservarli

Neri come la notte per lei che, talvolta non sempre, ha la forza di usarli anche per vedere e non solo per essere guardata.

 

Lacrime di Venere

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
06/05/2019

Mai lacrime dalla Venere di Milo o dalla Nike di Samotracia

I loro templi profumavano di sacrifici

Gli uomini antichi sapevano stupirsi per l’amore di un dio

Il loro stupore era sacrificio, offerta, gioia di baccanale.

Piange la Venere Italica di Canova

Ombra sopravvissuta alla caduta degli dei

Sa di essere nata morta: gli uomini hanno inventato un nuovo tipo di dio

Il dio che sacrifica se stesso liberando dal peso di adorare

Venere, allora, ha cercato solo di essere bellezza e disegno di marmo

Dimenticando chi non le offriva sacrifici, non le aveva mai offerto sacrifici, ma osserva il mondo con lo sguardo di chi ha avuto diritto alla morte di un dio

Ma la bellezza sa piangere, non dimenticare.

 

Darwin, Leandro e la maratona di Trieste

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
28/04/2019

Leandro

Leandro Bonacchi, cittadino italiano, nato e residente a Casole d’Elsa, millesimo di nascita: 2007.

Si afferma in praticamente tutte le gare regionali di atletica leggera da quando ha tolto i pannolini e iniziato a correre. Si dice, infatti, che il Bonacchi non abbia mai camminato.

Simpatico e riccioluto.

Molto più alto dei coetanei.

Leandro ha il sorriso di chi si accorge durante una corsa campestre che il secondo – naturalmente dietro di lui – è caduto e si ferma per aiutarlo ad alzarsi.

Ha un problema di pigmentazione cutanea, talmente comune nei paraggi in cui sono nati i suoi genitori da non essere un problema ma un carattere genetico.

I genitori degli altri bambini, che sono ariani, non sempre apprezzano e talvolta ci scherzano: 2007? Quello del 2007 ci ha i figlioli urla una madre il cui figlio lambisce con la sommità del capo il mento di Leandro, che comunque sorride, perché è arrivato primo anche questa volta.

Forse Leandro non dovrebbe partecipare alle gare del 2007.

E’ troppo bravo.

Ma, forse, Leandro è l’inizio di un mondo diverso, in cui ci saranno molti bambini come lui, nati a Casole D’Elsa, Pordenone o Taranto.

Un mondo che, per una volta, non dispiace lasciare ai propri figli.

Dispiacerebbe, invece, lasciargli un mondo in cui Leandro non potesse correre alla maratona di Trieste a causa della pigmentazione della sua pelle e degli altri suoi caratteri genetici.

Non per buonismo ma perché Darwin la pensa esattamente così e a Darwin, come alla legge di gravità, non si sfugge.

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