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Tag Archive for: diritto di resistenza

Tassare i ricchi per dare ai terremotati

4 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
17/04/2009

berlusindoneL’on. Berlusconi non ha ancora preso una decisione circa l’opportunità di introdurre una tassazione straordinaria sui redditi superiori a 120EuroMigliaia.
Come se in un sistema parlamentare, una decisione del genere spettasse al premier, in barba all’art. 72, quarto comma, Cost. e alle riserve di assemblea.
Però, forse, l’aspetto interessante di questo dibattito non riguarda la forma di governo, il neocesarismo berlusconiano, riguarda il valore della solidarietà all’interno di una cittadinanza unitaria.
Discorso difficile.
Parole difficili.
Far pesare la solidarietà solo sui più ricchi significa attenuare i doveri di solidarietà per i più poveri.
Può essere giusto in una chiave di giustizia sociale non estranea al combinarsi dei valori di cui agli artt. 2, 3 e 53, Cost.
Meno giusto se si osserva che il peso fiscale di un ceto equivale al suo peso politico.
I parlamenti sono nati nel momento in cui i grandi pagatori hanno chiesto di controllare come i denari rivenienti dalle loro tasse venivano spesi dal sovrano.
Non è un caso che questa proposta provenga da ambienti vicini al miliardario governante e che lo stesso miliardario governante stia ben attento a non appoggiarla troppo esplicitamente.
Fra Berlusconi e D’Alema ci sarà sempre una differenza fondamentale: il primo può dire al secondo che gli sta pagando l’auto blu, mentre il secondo non può affermare il contrario.
Una equa distribuzione della solidarietà è un necessario baluardo della democrazia.

Silvio dammi una mano (Vauro)

18 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
16/04/2009

vauro_030708Vauro è stato licenziato (o meglio: sospeso) da Anno Zero.
Troppa satira.
Troppa irriverenza.
Per Vauro è finanziariamente un dramma.
Pintor e la Rossanda hanno sempre detto che lavorare al Manifesto significa essere ricchi di famiglia.
Lui non lo è.
Non resta che rivolgersi a Silvio.
Chiedergli di pensarci.
Di aiutare Vauro.
Con lo stesso tono da palingenesi che abbiamo imparato dai telegiornali di questi giorni.
Un presidente del consiglio che viene chiamato per nome di battesimo e si trasforma in un mezzosangue composto di Padre Pio e il Cincinnato di Tito Livio: Spes unica imperii populi romani.
Anche questa è satira, però.
Naturalmente e purtroppo.

La prossima settimana, esami (Il figlio di un mio carissimo amico)

17 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
31/03/2009

laureaPrima degli appelli, suona sempre il telefono.
Numero sconosciuto.
–> Sono il prof. _____
Uno importante.
Uno che si scatta sugli attenti quando telefona.
–> Buongiorno, professore
–> Come stai, carissimo? Ma non mi dare del Lei, diamoci del tu, siamo colleghi [Mai dato del tu, sempre un osservantissimo Lei, come tutti peraltro] Domani, ci possiamo vedere?
–> Certo, Professore, ne sono onorato. Quando posso venire da Lei?
–> Carissimo, passo io da te. Dimmi quando ti dò meno fastidio…
[Orpo, questa volta la devo avere fatta grossa: un antico barone che si scioglie con l’ultimo dei cretini è cosa che non può non preoccupare l’ultimo dei cretini se non è del tutto e completamente cretino]
Il giorno dopo.
Non è buona regola far aspettare un antico barone.
L’ultimo dei cretini, perciò, è davanti alla sua porta da ben prima che lui sia arrivato.
Felice di leggere il compiacimento nel suo sguardo quando arriva.
Consuete schermaglie di cortesia e attenti arrocchi.
Dopo avere discusso della congiuntura economica (praticamente ha preso il posto del tempo), avere sfogliato le conoscenze comuni (un modo per trovare legami e per dimostrare di non essere figli di una qualche divinità estinta), si arriva al nodo:
–> Senti, carissimo, tu la prossima settimana hai esami?
–> Si, certo
–> Il figlio di un mio carissimo amico deve sostenere con te l’ultimo esame prima della laurea
–> Non devi aggiungere altro, capisco la tensione dell’ultimo esame. Cercherò di metterlo a suo agio
–> Non devi pensare che io ti stia chiedendo qualcosa
–> Non oserei neppure pensarlo. Conosco bene la tua serietà e spero che tu non pensi che io possa pregiudicare la dignità del nostro ufficio
La fine è davvero misera.
L’antico barone chiama il figlio del suo carissimo amico che appare come se abitasse nei cardini della porta.
–> Vi posso presentare?
–> Certo, grazie
Se fossi una persona seria, in forma di consigli per il ripasso, avrei dovuto passare le domande d’esame.
Ma non lo sono.
Elenco i testi per l’approfondimento.
Un complicato Mortati di annata.
Così da mortificare la sua vita sociale fino all’appello.
Dopo, si vedrà.

La figlia di Lino Banfi

9 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
27/03/2009

BenfiLa figlia di Lino Banfi è malata di tumore.
Lo dice il padre durante una trasmissione televisiva.
E chi se ne frega, viene da aggiungere d’istinto: una uscita di cattivo gusto di un comico non sempre elegante.
Pentimento buonista ispirato al Per chi suona la campana di Dunne come traslitterato da Hemingway.
No.
Davvero è una questione priva di qualsiasi rilevanza.
Il tumore della signora Banfi riguarda solo lei e la sua famiglia.
Non ha e non dovrebbe avere alcuna rilevanza pubblica.
Ma non è così.
Lino Banfi fa parte della famiglia – intesa nel senso dell’art. 29, Cost. – della maggior parte degli italiani.
Ma questo è veramente inaccettabile.
Se la genetica non mi costringe ad avere un nonno berese, la televisione non me lo può imporre.
Con tutto il rispetto per San Nicola e la comicità eruttante del suo devoto.

Parentopoli (Una nuova proposta per il reclutamento degli accademici)

4 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
25/03/2009

GelminiLa ministra Gelmini ha lanciato una nuova proposta per il reclutamento degli accademici.
In contemporanea con l’uscita del libro di Nino De Luca (Id., Parentopoli, Marsilio), dedicato agli arcana imperi della università, di cui forse la bozza di disegno di legge governativo è un mezzo di promozione.
L’idea della Ministra è di introdurre una abilitazione nazionale che selezioni le persone idonee a svolgere il compito di ricercatore, professore associato o professore ordinario.
Successivamente le università, nei limiti dei loro bisogni o delle loro capacità economiche, pescheranno dagli idonei le persone da chiamare in ruolo.
La Ministra avrebbe un sostegno bipartisan.
Il sostegno bipartisan è un brutto segnale di per sé: l’università è un mondo dominato da lobby e se un provvedimento in materia di reclutamento ottiene il sostegno di tutti significa che accontenta tutti.
In effetti, questo provvedimento potrebbe accontentare tutti.
In realtà, questa riforma pare solo apparente e pericolosa.
Oggi, il sistema di reclutamento funziona su base locale: le università più virtuose (quelle che hanno un bilancio tale da poter reclutare nuove risorse) mettono a bando un posto.
Hanno diritto a designare un membro della commissione.
Gli altri quattro membri delle commissioni sono scelti con una elezione elettronica da tutti i colleghi del settore scientifico cui appartiene il bando.
Queste elezioni sono il luogo di scambi feroci.
Ci si candida, si telefona ai colleghi, si ottiene il loro voto e si compila una contabilità dei voti.
Naturalmente il gioco dei voti non ha come principale argomento il merito scientifico dei candidati.
E’ una contabilità nella quale il posto di Siena tocca a …. e quello di Palermo a …, con alleanze che nascono nel buio di qualche convegno, cui si partecipa solo allo scopo di verificare l’andamento del mercato.
Questo gioco sparisce.
Nel disegno di legge della Ministra ci si può aspettare che nessuno sia rifiutato alla abilitazione nazionale.
Non costa nulla darla, quindi è idiota negarla.
Capiterà, ma sarà interessante indagare le ragioni con metodo analitico, alla maniera di De Luca.
Il vero gioco avverrà nelle singole università.
L’università di …  saprà che nel 2010 può chiamare tre posti da professore ordinario.
Il Senato accademico dopo lunghe discussioni li assegnerà a Farmacia, Scienze politiche e Lettere moderne.
I singoli consigli di facoltà, dopo lunghe discussioni, premieranno i candidati ritenuti più adatti.
Ovvero quelli che saranno più graditi alla facoltà.
Il che significa che non si diventerà più professori ordinari o associati perché si è ottenuto il consenso della propria comunità scientifica di riferimento.
No.
Lo si diventerà perché la propria facoltà investe in noi.
Così, se il raggruppamento di sociologia a … è debole, l’insigne sociologo sarà sempre scavalcato dal mediocre internazionalista forte di un baronato locale molto più consolidato.
Se doveva essere un passo in avanti, assomiglia molto a due passi indietro.
E non era affatto facile.

Anche Beppino ha rotto i coglioni

5 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
09/03/2009

Immagine 1Anche Beppino Englaro ha rotto i coglioni.
Ma non è colpa sua, questa volta.
E’ colpa di chi lo tira per la giacchetta.
Il Consiglio comunale di Firenze deciderà questo pomeriggio se conferirgli la cittadinanza onoraria.
Come a Saviano, Arafat, la Betancourt e non pochi altri, compreso Rigoni Stern e Kofi Annan.
Firenze vive una battaglia politica molto delicata.
Una battaglia tutta interna al centro sinistra.
Una battaglia di antiche consorterie che è riuscita a conquistare l’attenzione del Time.
In questa battaglia, una consorteria infila Englaro.
Per far vedere che il candidato Renzi non ha la forza di opporsi ai desiderata ecclesiastici.
Che puzza di sacrestia e di Opus Dei.
La signora Englaro, però, non merita questo.
Merita un po’ di silenzio.
Come tutte le morti.
Un po’ di quiete.
Non merita di essere cacciata a forza in questi giochi di potere.
Un po’ tristi, un po’ squallidi, un po’ schifosi.
Il principio di laicità dello Stato, in fondo, è anche questo.
Un minimo di rispetto per una morte che, comunque, ha il diritto fondamentale e inalienabile di ogni morte.
Il diritto all’oblio.

Un post da costituzionalista

15 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
09/02/2009

NapolitanoAvrei dovuto scrivere un post da costituzionalista.
Lo avrei dovuto scrivere venerdì.
Avrei dovuto censurare l’uso del potere di messaggio di Napolitano.
Avrei dovuto scrivere che il Capo dello Stato non può interferire con le attribuzioni del Consiglio dei Ministri, intervenendo su un affare al suo ordine del giorno prima che lo stesso gli sia sottoposto alla firma.
Avrei anche dovuto scrivere che una interferenza di questo genere, che costituisce una grave alterazione del sistema di equilibri previsto dalla nostra Costituzione filosovietica, mi pare davvero poca cosa rispetto alla interferenza della politica con la vicenda Englaro.
Che l’attentato alla Costituzione del Presidente della Repubblica, mi sembra molto meno grave di una legge o di un atto avente forza di legge che pongono nel nulla il risultato di anni di battaglie giudiziarie e violano il diritto di difesa e l’eguaglianza dinanzi alla legge: un cittadino che si è rivolto allo Stato per ottenere un qualcosa che le leggi dello Stato gli consentono di ottenere non può sentirsi negare quel qualcosa dopo averlo ottenuto per mezzo di una legge ad personam.
Sabato avrei dovuto scrivere che la nostra Costituzione è filosovietica soprattutto all’art. 7, in punto di rapporti fra Stato e Chiesa, perché senza Togliatti, ed il nulla osta di Stalin, De Gasperi non avrebbe mai ottenuto il rilievo costituzionale dei patti lateranensi e la condizione di speciale autonomia della Chiesa cattolica.
Domenica avrei potuto ricordare la Mystery Clause (Joint Court Opinion of Justices O’ Connor, Kennedy and Souter in Planned Parenthood Vs Casey 505 U.S. 833 – 1992 at 851): At the heart of liberty is the right to define one’s own concept of existence, of meaning, of the universe, and of the mystery of human life. Beliefs about these matters could not define the attributes of personhood were they formed under compulsion of the State, cercando di argomentare che uno Stato che legifera sul limite fra la vita e la morte è uno Stato totalitario, esattamente nella stessa maniera in cui lo è uno Stato nel quale la sodomia in luoghi privati è punita con il carcere.
Oggi potrei scrivere, e scrivo, che il Capo dello Stato può rinviare le leggi che gli vengono sottoposte per la promulgazione e che se le Camere abusano del potere che hanno di fissare un termine entro il quale la legge deve essere promulgata (art. 73, secondo comma), impedendo al Presidente della Repubblica di formulare un giudizio meditato sulla deliberazione legislativa, il Capo dello Stato può proporre ricorso per conflitto di attribuzioni alla Corte costituzionale.
Oggi potrei scrivere, e scrivo, che con il potere di fissare i tempi della entrata in vigore della leggi dilatando la promulgazione e usando tutti i trenta giorni di cui all’art. 73, primo comma, Cost., anche al di là di quanto le Camere potrebbero consentirgli, ai sensi del secondo comma dell’art. 73, il Capo dello Stato userebbe degli stessi poteri di clemenza che ha in materia di grazia.
Perché, in fondo, decidere della vita e della morte di una persona è una questione che, come la Corte costituzionale ha riconosciuto nella sentenza 18 maggio 2006, n. 200, non può appartenere all’indirizzo politico di maggioranza.
E’ Napolitano che con un uso costituzionalmente disinvolto del procedimento di promulgazione può consentire alla natura di fare il suo corso e, soprattutto, a un padre di chiudere gli occhi serenamente ad una figlia che ha il sacrosanto diritto di considerare morta.

Guelfo non sono, né ghibellin mi appello

3 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
27/01/2009

MicheleVenturaChi mi dà da mangiare: tengo da quello.
E’ un antico proverbio fiorentino.
Mostra lo spirito di autentica passione politica che anima la città.
Vo da chi mi fa mangiare.
Spiega anche le primarie di coalizione del partito democratico e l’afasia sindacale del partito delle libertà.
L’apparizione di Michele Ventura come candidato sindaco può essere apparsa incomprensibile.
Un funzionario di antica militanza nel P.C.I., stretto collaboratore di Gabbugiani, vicensindaco con Bogianckino, uno dei quarantenni che sembravano possedere la federazione nei primi anni novanta.
Insieme a Cioni, la Lastri, Riccardo Conti, Amos Cecchi, Catia Franci, Stefano Bassi, Giovanni Bellini.
Furono affossati da Ochetto sulla vicenda di Castello.
Avevano investito sulla realizzazione della variante Fiat Fondiaria, spiegando che quella colata di cemento, in realtà, avrebbe liberato Firenze dal traffico, creando una città nuova, moderna, capace di resistere alle sfide del futuro e preservando la città antica per le nuove generazioni, sottraendola ad uno stress che l’avrebbe demolita.
All’epoca, fu Domenici il Khomeinista che calò a Roma e convinse Ochetto a intimare la fine della operazione.
Fu una operazione quasi stalinista.
Ventura e gli altri obbedirono e si dimisero più o meno tutti dalle cariche che occupavano.
Domenici iniziò una scalata che lo ha portato a essere sindaco in questi anni.
Adesso Ventura viene riproposto.
Una giunta cade su Castello affogata da interessi economici e stravaganti connivenze telefoniche ed il massimo sponsor di Castello diventa il più probabile candidato delle primarie.
Qualcosa non torna.
Ventura non è un uomo nuovo.
E’ un uomo che più di altri può garantire una continuità.
Quella stessa continuità che pare far comodo ai comitati di affari che si riuniscono nel centro destra.
Per questo, forse, un centro destra che potrebbe vincere le elezioni cittadine non esprime un vero candidato.
Gli fa molto più comodo che sia il centro sinistra a fare il lavoro sporco.
Nella logica del proverbio che si è richiamato sopra.
Va bene chiunque, purché continui a farci mangiare.

I pensieri politicamente scorretti di una bambina impertinente (Gaza)

8 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
20/01/2009

BimbaImpertinenteLezione di danza.
Discussione fra bambini.
Lieve discussione sulle scarpette.
Lei, microbo di famiglia rigidamente ebraica e di osservanza sionista, a Bimba Impertinente, che indossa delle scarpette di colore incerto: Sembri una bambina di Gaza
B.I. la guarda con stupore e lacrime più o meno a fior di pelle: Ma io sono umana.
Forse ha sentito troppa Radio Popolare.

Non fate l’onda

3 Comments/ in Senza categoria / by Gian Luca Conti
09/01/2009

GelminiLa Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge 1966 di conversione del decreto legge n. 180 del 10 novembre 2008.
Il decreto legge 180 aveva sollevato l’onda studentesca.
Non ci sono modifiche sostanziali nel testo convertito.
Il governo ha anche posto la fiducia chiudendo le porte al dibattito parlamentare e impedendo il voto sugli emendamenti al testo approvato dal Senato.
Senza una motivazione.
Anzi con la motivazione (in questi termini, l’onorevole Vito) che l’ingorgo decretizio rendeva impossibile attendere i tempi di una discussione in aula.
E’ un argomento che si basa su un riferimento circolare: siccome ci sono troppi decreti, che vengono decisi dal governo, il governo non può rispettare le lungaggini del Parlamento nella loro conversione.
Queste lungaggini si chiamano: esame in commissione, relazione all’assemblea, discussione in assemblea, voto.
Vengono sostituite da un solo voto dell’assemblea su un testo bloccato, preceduto dalle dichiarazioni di voto dei capogruppo parlamentari.
Il disegno di legge era stato oggetto di pesanti rilievi sia dell’Ufficio studi della Camera che del Comitato per la legislazione.
Come dire: non solo il contenuto della proposta di legge è discutibile sul piano politico, ma è anche sbagliato sul piano delle regole di drafting che consentono una corretta interpretazione delle disposizioni normative.
Il tutto è finito sui giornali, soffocato da altre notizie più appetitose: Alfano e why not, Il Vaticano e Israele, Gli interventi di Obama per il rilancio delle economie, Le discussioni fra Bossi e Berlusconi su Malpensa, Il futuro della Brambilla: primo ministro della Repubblica in guepiére.
La conversione in legge, che rende definitivo quello che prima era assolutamente precario e provvisorio, però,non ha sollevato nessuna onda.
L’onda aveva bisogno dell’inizio dell’anno accademico per scatenarsi.
Gennaio è un periodo di pausa dalla attività didattica e di esami.
In questi giorni, solo di pausa.
Un periodo che non favorisce le proteste: perdere una lezione non ha mai fatto male a nessuno, saltare un appello scoccia assai di più.
Il futuro dell’università, dal punto di vista delle proteste studentesche, dipende dal calendario accademico.
Non è per nulla serio e dà decisamente ragione al ministro.
Purtroppo.
Ma parecchio purtroppo.

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