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Tag Archive for: politica

Quello che non si può dire a proposito dei propri vicini potrebbe essere vero

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
21/05/2014

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Nigel Farage, presidente di un partito piuttosto conservatore e populista nello stesso tempo (l’Ukip), che sta cavalcando la crisi economica e sociale di questi tempi, ha fatto una piccola gaffe durante una intervista televisiva.

Gli è stato chiesto se ci sia da preoccuparsi se una famiglia di romeni, viene ad abitare sul nostro stesso pianerottolo e ha risposto di si.

Si è scusato a lungo, ha detto che era stanco e ha organizzato una sorta di carnevale dedicato alle minoranze.

Doveva davvero fare ammenda?

Forse no e non perché i rumeni fanno paura o sono diversi dai cittadini del Regno Unito.

Ma perché ha espresso, con lucidità inconsapevole, il teorema del naufrago e della zattera.

La questione, che non riguarda le persone che abitano i piani alti della nostra società, ha origini nella crisi economica che colpisce i cittadini meno fortunati. Questi si aggrappano ai loro piccoli privilegi (una pensione sociale, una abitazione di edilizia residenziale pubblica, una articolazione per fasce delle tasse universitarie e delle mense o del ticket per i farmaci) sapendo che sono la zattera che consente loro di sopravvivere ancora per qualche giorno.

Non di vivere, ma di aspettare i soccorsi sapendo che comunque si dovrà morire.

Queste persone sono ragionevolmente spaventate dall’arrivo di altre persone provenienti da altri naufragi.

Sanno che la loro zattera non resisterà a lungo e sanno anche che potrebbero essere scacciate dalla zattera perché i nuovi arrivati possono essere più forti e più aggressivi.

Farage non si è saputo esprimere e la sua storia non ha reso più articolato e interessante il suo discorso. Però esiste un problema, un problema che tocca i cittadini meno fortunati, e affermare una retorica fondata sull’accoglienza senza tenere conto del teorema della zattera nel naufragio rischia di tracimare in un razzismo alla rovescia, che colpisce i cittadini anziché gli stranieri.

Se un gruppo di somali occupa lo stabile accanto a quello in cui vivi, è ragionevole preoccuparsi e soprattutto è ragionevole chiedersi perché nell’intera città l’onere dell’accoglienza cada sul tuo quartiere.

La moglie di Scajola non è la moglie di Cesare: quando una mano lava l’altra, gli onesti sono monchi

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
12/05/2014

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Scajola è stato arrestato per un vicenda piuttosto torbida e inquietante.

Si è parlato del miracolo di San Vittore: in uno stesso giorno, arresti per Scajola e per la Expo.

Ma nell’arresto di Scajola c’è forse di più di qualche facile battuta.

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La funzione del sindacato: fra Camusso e test invalsi

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
07/05/2014

2011_0119_Camusso e Bersani

C’è un sapore molto vecchio nella voce rauca della segretaria della CGIL al congresso di Rimini, un sapore di Muratti e nazionali esportazione, piuttosto lontano dal profumo delle sigarette elettroniche che si vedono a giro.

La segretaria del maggiore sindacato italiano ha parlato per quasi due ore, leggendo un intervento che odorava di anni settanta, sia per il tempo dedicato alla sua lettura sia per lo stile dell’argomentazione.

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Evviva: finalmente paga chi non ha mai pagato!!!

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
09/04/2014

J_001_Paperon De Paperoni

Le rendite finanziarie vengono tassate al 26%, invece che al 20%.

Il Primo ministro ci ha svegliati con un tweet in cui ci dice che con questo Documento Economico e Finanziario, finalmente, pagherà le tasse chi non le ha mai pagate.

La sonnolenza premia certe affermazioni.

Perché solo chi sta ancora dormendo può non rendersi conto che la tassazione delle rendite finanziarie è, in realtà, la tassazione di ciò che è già stato tassato.

La prima volta come reddito.

La seconda volta come rendita.

Non si tassano gli utili che Paperone aveva sottratto alle imposte con complesse operazioni di fiscalità internazionale.

Si tassano i risparmi che un pensionato (o un pubblico dipendente) aveva messo da parte per far fronte alle necessità del futuro…

Selling Italy by the dirham

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
05/02/2014

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Enrico Letta annuncia con vivo orgoglio di essere riuscito a trovare oltre 500MlnEuro di investimenti nel suo roadshow nei Paesi del Golfo: saranno investiti da un fondo sovrano del Golfo in un fondo sovrano nazionale.

E’ un modello di politica economica in cui gli aiuti di Stato al rilancio dell’economia sono partecipazioni statali travestite da venture capital e fa piacere rilevare che l’impresa sarà finanziata anche con quelli che una volta si chiamavano petroldollari e che vorranno avere voce in capitolo per quanto riguarda la selezione degli investimenti, la partecipazione nei board delle società partecipate, etc.

Molti commentano questa epica notizia ricordando che è meno di quanto questi signori investono nel Paris Saint Germain o in altre iniziative che tengono in portafoglio per ragioni più che altro di carattere estetico.

Ma forse si dovrebbe osservare che non c’è nulla da mostrare con particolare orgoglio, che è l’orgoglio del mendicante che si vanta con la propria famiglia di essere riuscito a ricevere, con la propria petulante questua, un sacco di monetine, che il roadshow di Letta assomiglia al trainshow delle zingarelle che lasciano foto e biglietti sui sedili dei pendolari.

Si dovrebbe osservare che gli investimenti si misurano in redditività e capacità di governance, che chi vende non dovrebbe essere orgoglioso dell’importo che riceve a titolo di prezzo, ma di quanto è stato concesso in termini di sovrapprezzo.

Ma soprattutto si dovrebbe osservare che un politico che vende pezzi del nostro paese dovrebbe spiegare che cosa ha venduto e perché lo ha venduto: se ha trasferito la proprietà di un gioiello di famiglia ormai inutile (i Mirò portoghesi) o se ha liberalizzato l’economia…

Tutte osservazioni che fanno tornare in mente una feroce battuta di Renzi, il quale in apertura dell’assemblea annuale dell’associazione degli industriali della sua città, che è anche quella di chi scrive, salutava una nota famiglia di imprenditori che aveva appena ceduto a un fondo sovrano (del Dubai) il più importante albergo di lusso della città, con una formula del genere: Sfidiamoci sul piano del coraggio.

Renzi era ironico.

Letta, no.

La questione della centralità parlamentare

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
31/01/2014

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I deputati del M5S hanno occupato il Parlamento, urlando e non solo.

Hanno anche depositato una richiesta di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica.

Lo fanno perché si sono accorti che il Parlamento non è il luogo in cui avvengono le scelte, ma quello in cui le scelte sono ratificate.

Questa è la questione che pongono ed è una questione centrale che non merita di essere dimenticata od oscurata dal modo che questi deputati hanno utilizzato per manifestarla, dal loro metodo, fatto di quella stessa sanguigna brutalità popolare che contrapponeva i sanculotti dell’Abate rosso alla Montagna o alla Gironda delle beneducate gazzette.

Ma è una questione che loro stessi hanno generato: Grillo, esattamente come Berlusconi e Renzi, non fa parte del Parlamento.

Tuttavia mentre Berlusconi è stato espulso dal Parlamento contro la propria volontà e per un percorso giuridicamente inevitabile, Renzi non è stato eletto per questioni interne alle tecnicità del Partito democratico in punto di primarie, Grillo si è volutamente escluso dalla dialettica parlamentare.

Lo ha fatto perché il Parlamento è molto meno centrale della rete nelle costituzioni materialmente neurali della contemporaneità.

E’ di questo che si dovrebbe discutere e, forse, i deputati del M5S sono i meno legittimati a farlo.

Qualcosa di vecchio e di inquietante

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12/12/2013

Ciccio_Franco_durante_i_moti_di_Reggio

Vi è qualcosa di vecchio e di inquietante nei picchetti organizzati dal Comitato 9 dicembre e in qualche misura appoggiati dal Movimento 5 stelle.

Ma anche qualcosa di nuovo e di indisponente.

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Moriremo democristiani?

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
27/11/2013

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La mia generazione, che è la stessa di Letta e Alfano, circostanza non gratificante, è cresciuta dapprima nel ritornello del Moriremo democristiani e, successivamente, nella orrenda consapevolezza che morire democristiani sarebbe stato molto meglio di quello che abbiamo avuto modo di vivere.

Nella metà degli anni ottanta, avere diciotto anni ed essere democristiani era davvero triste: si poteva essere comunisti e indossare le ultime pecore verdi o fascisti e mettere i camperos, ma non democristiani, che era un po’ come i cani delle vecchie signore che girano con il cappotto e si nascondono quando incontrano un altro cane ai giardinetti.

Letta e Alfano, però, in quegli anni erano democristiani. Come Pistelli o, prima di loro ma con lo stessa aria di cane col cappotto, Casini. Read more →

Alla fine della Cancellieri

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
22/11/2013

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Alla fine della Cancellieri, non sembra esserci un rimpasto.

Sarebbe stato il giusto prezzo da pagare per una difesa imbarazzante.

La seconda difesa imbarazzante del Governo Letta, che aveva già fatto ricorso alla ragion di Stato nell’affare Shalabayeva (su cui si è già avuto modo di scrivere sin troppo).

Per ora non se ne parla.

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La questione è politica

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
20/11/2013

Peppone_24maggio

La questione è politica era il modo di dire di un sindaco della piana, quando essere sindaci della piana significava esprimere lo spirito del popolo non molto diversamente da Stalin o San Sebastiano.

Lo usava spesso questo modo di dire, per spiegare ad esempio come mai la realizzazione di una Coop era da considerarsi come un’opera di urbanizzazione primaria, mentre l’edificazione di un’Esselunga doveva essere classificata come intervento direzionale, ovvero perché era stato assunto un sordomuto come centralinista.

E lo usava – sempre – per chiudere definitivamente il discorso: Compagni, la questione è politica e il discorso è chiuso.

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