Lasciano una grande solitudine nel cielo
quando, d’autunno, le rondini tornano in Egitto
perché, tornando a casa,
dicono che non qui è la loro vita
Adesso che è finito tutto, che trenta mattoni e qualche sfriso hanno chiuso la mia inaudita infanzia, posso avvolgere il suo ricordo in quattro parole scritte.
Come faccio con tutto quello che mi passa accanto per essere sicuro che sia passato davvero.
Non so come è morta.
L’uomo che abbiamo pagato per sostituire con la sua pietà il nostro affetto non si è espresso con chiarezza o forse non mi ha interessato e non sono stato a sentire.
So come mi sarebbe piaciuto che morisse.
Mi sarebbe piaciuto sentir raccontare che quando ha iniziato a respirare con fatica, il suo estremo compagno abbia chiesto se voleva chiamare qualcuno e abbia risposto:
Non chiami nessuno. Non importa. Anzi dica loro che ho dormito bene
Mi piace pensare che siano state queste le sue ultime parole.
Come mi piace ricordarla in questa foto che feci tanti anni fa e che ha sempre tenuto vicino.
Ilford 125, la pellicola; Nikkor 105 mm, f. 2,8, l’obiettivo.
Perché il giorno in cui si muore è il primo di tanti anniversari, tanti quanti sono i ricordi con cui cerchiamo di aggirare le oscene verità che la morte ci spalanca sotto i piedi.
In Mosca – Petuski, Erofeev spiega che vi sono più di cinquanta sinonimi divergenti in russo per definire l’ubriachezza.
Più di cinquanta modi di essere ubriachi, a ciascuno dei quali corrisponde una esatta parola.
Lo stesso vale per Neve, in finlandese, secondo il Wagner di Luna di ghiaccio e per la parola Pietra in croato, secondo Radio 3.
Queste parole fissano un concetto talmente essenziale per quella cultura da riflettersi in diverse sfumature che a loro volta diventano concetti e perciò lemmi.
Non sono propriamente sinonimi, parole che hanno lo stesso significato di altre parole di cui possono prendere il posto per evitare ripetizioni, ma sinonimi divergenti: parole che ricordano uno stesso significato di altre parole e lo individuano con una diversa sfumatura.
Il contrario delle parole che possono avere più significati diversi e che affaticano i vocabolari di latino e greco del ginnasio, quando la fatica del tradurre era cercare di individuare un significato all’interno di un contesto in cui tutto poteva voler dire altro ed era semplice perdersi.
Mi sono interrogato a lungo sulla parola che può avere un così grande numero di sinonimi in italiano: la mia ignoranza mi ha impedito di svolgere la stessa indagine in lingue diverse.
In effetti, l’idea di ubriachezza identifica la cultura russa, come l’idea di amore è centrale nella Grecia classica, la neve individua una parte dell’anima del nord finlandese e la schiavitù della pietra è caratteristica del ruolo della Croazia nell’economia Ottomana.
Dopo tre o quattro notti insonni, sono arrivato alla conclusione che l’unica parola italiana con un così elevato numero di sinonimi divergenti si trovi esattamente al centro delle donne.
Il che dice molto della nostra cultura e, forse, anche di un Parlamento che invece di parlare di riforme elettorali si perde nelle discussioni sui vitalizi dei suoi membri, scambiando la Luna con il dito ma senza perdere il vero senso delle dita per il nostro vocabolario.
All’inizio dell’anno scolastico ci sono gli esami di riparazione.
L’inizio dell’anno scolastico è la folla degli studenti che aspetta di entrare a scuola per l’esame di riparazione.
A scuola, si può essere rimandati a settembre.
C’è una seconda possibilità.
C’è la possibilità di scambiare l’estate per quello che non si è fatto durante l’inverno.
Non sono mai stato rimandato a settembre, a scuola.
Spesso, invece, nella vita.
Dove però gli esami di riparazione non sempre riescono bene.
Ci vuole il coraggio dell’ostinazione e l’umiltà della tenacia per superare un esame di riparazione.
Lo penso mentre guardo la folla degli esami di riparazione e pedalo verso una giornata che anche per me assomiglia a un esame di settembre, senza sapere se, questa volta, sarò in grado di superarlo o se sarò bocciato.
Bimba Impertinente è cresciuta ed è diventata Ragazza Impertinente.
Il padre approfitta di un lungo viaggio in auto per attirare la sua attenzione sui rischi dell’incipiente allegria copulatoria.
Non è possibile evitare gli entusiasmi delle pratiche di accoppiamento.
Non è nemmeno opportuno.
Però vanno praticate con una consapevole valutazione del rischio e considerando il rischio come il risultato vettoriale dell’analisi delle possibili interazioni fra due fattori: la probabilità dell’evento e la gravità dello stesso.
Si possono utilizzare meccanismi di prevenzione generali e pratiche di protezione individuali.
Insomma, un discorso importante.
Il classico discorso che a un certo punto della sua vita un padre deve fare a sua figlia.
Con il tono del padre, non dell’amico, né dell’uomo che ha visto cose che altri umani non hanno nemmeno immaginato.
Lo faccio con una certa soddisfazione.
Trovando un silenzio attento che si interrompe a un semaforo:
=> Babbo, ti dispiacerebbe moderare il tuo entusiasmo fisiologico?
Ghiacciato, direbbe Bimba Piccola che, per fortuna, è ancora Bimba Piccola.
Due ragazzi, un ragazzo e una ragazza, si appartano su una spiaggia di una nota località balneare.
Di notte.
Vengono trovati da un gruppo di ragazzi meno fortunati di loro e più forti di loro.
Il ragazzo viene picchiato come un animale e lasciato per morte.
La ragazza viene violentata e buttata in mare.
Il gruppo di ragazzi fugge e continua la sua notte di violenza con un lavoratore del sesso che esercita ai margini di una strada.
Di tutto questo, ciò che è esecrabile non è solo la bestiale violenza del branco che si muoveva la notte di qualche giorno fa in quella località balneare.
La violenza ha sempre delle giustificazioni, sociali, economiche, culturali.
Un uomo diventa un animale perché è un animale e basta poco a farglielo ricordare.
Ciò che è esecrabile sono io.
Io che ho pensato che se due ragazzi si appartano al buio su una spiaggia di notte, può succedere di tutto.
Come se vivessimo in un fumetto di Dylan Dog che passa a trovare Dampyr.
Questo è esecrabile e davvero inaccettabile.
Nessuno può pensare che non si può vivere un chiar di luna sul mare perché è normale che ci siano degli licantropi che si aggirano di notte.
Né a Rimini, né a Saint Tropez, e nemmeno a Dover.
Nel dibattito referendario, la questione del superamento del bicameralismo paritario in rapporto al contenimento dei costi della politica è dibattuta con una approssimazione che merita di essere oggetto di qualche piccolo chiarimento.
Il costo del Senato si ricava dal rendiconto delle entrate e delle spese del Senato nel 2015 adottato dal Consiglio di Presidenza il 19 luglio 2016 (XVII Legislatura, Doc. VIII, n. 7).
Le spese del Senato sono state nel 2015, a consuntivo, Euro 512.786.632,03 , ovvero 513 milioni di Euro. Di cui:
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|||
Spesa corrente obbligatoria |
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471.200.914,22 |
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Spesa di funzionamento in senso stretto |
40.407.137,86 |
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Spesa in conto capitale |
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1.178.579,95 |
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TOTALE |
512.786.632,03 |
L’abolizione del Senato determinerebbe sicuramente la soppressione delle spese di funzionamento in senso stretto e delle spese in conto capitale, che secondo la relazione dei Questori sono tutte le spese sostenute per l’erogazione dei servizi e forniture di supporto al funzionamento del Senato, quali le prestazioni professionali per l’Amministrazione, il costo del personale che fornisce servizi in Senato, le spese per l’attivita` delle Commissioni, i costi per i servizi informatici, di comunicazione, assicurativi, di ristorazione, di trasporto, di locazione, delle pulizie, ecc. (spese di funzionamento in senso stretto) e le spese per l’acquisto di beni mobili inventariati, delle spese di manutenzione straordinaria, nonche ́ di quelle di acquisto e conservazione del patrimonio della Biblioteca e dell’Archivio storico (spese in conto capitale).
Non avrebbe invece un impatto apparentemente significativo sulla spesa corrente obbligatoria, che si compone dei costi per i Senatori, ex-Senatori, personale di ruolo, personale in quiescenza, personale estraneo all’Amministrazione nonché di tutti gli oneri collegati quali quelli fiscali e previdenziali.
Non è così. La tabella 5 predisposta dai Questori indica il contenuto della spesa corrente obbligatoria e il suo andamento fra il 2013 e il 2015:
Tabella 5 – Quadro riepilogativo finale della spesa obbligatoria
Spesa corrente obbligatoria Riepilogo per aggregati funzionali |
Bilancio 2013 |
Bilancio 2014 |
Bilancio 2015 |
Risparmi da versare al Bilancio dello Stato |
12.520.000,00 |
19.498.543,64 |
16.949.968,11 |
Senatori e Gruppi parlamentari |
99.387.456,42 |
98.415.145,98 |
98.637.961,96 |
Ex-Senatori |
80.893.600,57 |
80.381.632,96 |
78.686.611,63 |
Personale addetto alle segreterie istituzionali |
11.107.147,69 |
9.602.850,87 |
10.048.631,41 |
Personale dipendente in servizio |
123.493.965,73 |
119.309.859,85 |
102.445.428,04 |
Personale in quiescenza |
115.135.780,29 |
119.900.000,00 |
138.153.607,71 |
Oneri previdenziali e fiscali a carico dell’Amministra- zione |
32.018.644,18 |
28.690.760,92 |
26.278.705,36 |
Totali |
474.556.594,88 |
475.798.794,22 |
471.200.914,22 |
Le spese inevitabili di questa tabella anche nel caso di soppressione del Senato sono quelle a carattere previdenziale (Euro78.686.611,63 per gli ex senatori e Euro138.153.607,71 per il personale in quiescenza), ovvero circa 216MlnEuro, che però sono destinati a ridursi progressivamente per effetto della inevitabile letalità che caratterizza anche gli ex senatori e i loro dipendenti in quiescenza.
Per il resto, le spese per i senatori (Euro98.637.961,96), il personale delle loro segreterie (Euro10.048.631,41), i risparmi da versare allo Stato (Euro16.949.968,11) sono destinate a cessare: ai senatori non sarà versata alcuna indennità, il personale delle loro segreterie viene naturalmente a cessare, i risparmi da versare allo Stato sono una conseguenza del fatto che il bilancio del Senato è alimentato tramite un fondo di dotazione che ovviamente sarebbe soppresso.
L’ultima questione riguarda il personale (Euro102.445.428,04, per gli stipendi; Euro26.278.705,36, per gli oneri fiscali e previdenziali a carico dell’Amministrazione). Il personale è destinato a confluire nei ruoli dell’altra Camera sicché non vi sarebbe alcun risparmio per questa voce.
E’ vero solo se non si tiene conto che si tratta di personale di altissimo livello che potrebbe essere incentivato a migrare in altre amministrazioni che potrebbero ricevere un vantaggio davvero straordinario dalla loro professionalità.
Sulla base di queste considerazioni si può dire che l’obiettivo del contenimento dei costi è piuttosto centrato. Vengono meno 167MlnEuro di poste comprese fra gli stipendi dei Senatori e quelli del personale delle loro segreterie, più le spese di funzionamento in senso stretto. A questi si deve aggiungere che il costo previdenziale del Senato è di circa 217MlnEuro, su cui non si può fare nulla, se non implorare la previdenza di fare il suo corso, e che sottratti dal costo complessivo del Senato le spese risparmiate e le spese previdenziali restano solo le spese per il personale attualmente in servizio (circa 128MlnEuro) su cui valgono le considerazioni che si sono espresse.
Tradotto in percentuale, il superamento del bicameralismo paritario determina un risparmio del 33% e al netto delle spese previdenziali del 57%, che comunque non è poco.
E’ un esame di parlamentare ma si siede con il codice civile. Fa nulla, magari è un tipo scaramantico.
Prima domanda: silenzio, più o meno imbarazzato.
Seconda domanda: risposta, piuttosto fuori tema.
Terza domanda: come le prime due, ma con un linguaggio decisamente approssimativo.
Forse, se non le dispiacesse troppo, le devo chiedere di vederci ancora.
Mi faccia un’altra domanda…
Non rispondo, come sempre, che è una questione di giustizia.
Mi pongo il problema del libro di testo: forse ha sbagliato libro di testo, o forse ho scelto io un libro di testo troppo difficile e gli chiedo che libro ha studiato.
Risponde che non lo sa.
Rispondo che conviene sapere con chi si decide di passare il proprio tempo.
Non sapere nulla, va bene e ci sono abituato.
Ma presentarsi a un esame senza sapere nemmeno qual era il libro che si sarebbe dovuto studiare, non mi era mai successo.
Essere pronti, be prepared, è il motto del movimento scout.
Baden Powell, da qualche parte in quei taccuini che lo accompagnavano come un blog, spiegava che non esiste buon o cattivo tempo, esiste una buona o cattiva attrezzatura.
Se incontrava il libeccio, magari, il fondatore degli scout cambiava idea sull’attrezzatura e imparava a rimanere a casa …
Secondo me, la fortuna di Baden Powell è che il libeccio non si è mai accorto della sua esistenza e, soprattutto, non lo ha mai sentito parlare, perché se incontrava il libeccio, forse, il fondatore degli scout avrebbe anche potuto cambiare idea sull’attrezzatura e imparare a scrivere un pochino di meno.
E non è detto che il mondo sarebbe stato necessariamente peggiore …
Te lo racconto?
Il maggior problema di star male non è il male. È l’informativa agli “interessati”.
È più facile compatire che congratularsi. Si è più portati a condividere il dolore di chi soffre che non a gioire con chi sta bene. Non è bello, ma fa parte dell’essere uomini.
Si potrebbe dire che il dolore degli altri non è solo dolore a metà, come cantava De Andrè. Si avvicina parecchio all’allegria.
Penso questo quando amici, parenti e colleghi mi guardano. Con il dolore di chi è contento di compatire.
Lo penso e penso anche che al posto loro chiederei, con la migliore faccia di circostanza che posso indossare, cosa è successo in modo da poter godere anche della disgrazia e non solo del dolore.
Così quando mi chiedono di raccontare il mio incidente cerco il sorriso più ringhiante nel mio armadio delle ghigne e rispondo:
Te lo racconto solo se sei di quelli che godono delle disgrazie degli altri.
Di solito, ma non sempre, funziona.