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Tag Archive for: prostata

Lo sciopero della Rai dal punto di vista della maculopatia

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
04/06/2014

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Vi è una singolare assonanza fra la protesta dei dipendenti Rai e lo scandalo della maculopatia.

La protesta dei dipendenti Rai e, in particolare, dei suoi giornalisti, ma anche delle sue firme più prestigiose, riguarda la decisione del Governo di collocare sul mercato alcuni asset aziendali per ripianare almeno in parte la posizione debitoria dell’azienda.

In questa protesta, suona forte l’indignazione per un Governo incapace di strategie di lungo respiro circa il futuro di questa azienda pubblica e, nello stesso tempo, estremamente arrogante nella propria tattica comunicativa.

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Fra Tortolì e Torre del Lago

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
28/05/2014

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Il partito democratico di Renzi ha vinto le elezioni.

Contro i pronostici che vedevano un movimento 5 stelle particolarmente a punta.

Soprattutto, Forza Italia e il centro destra sembrano avere perso: alle comunali, solo Ascoli Piceno, Chianciano e Tortolì hanno visto un candidato del miliardario affidato vincere al primo turno. Ma sono città che assomigliano a Torre del Lago, che alla stazione di Pisa viene annunciata solo per dire che il treno per Spezia non ci si ferma.

E’ una grande festa, una lucida festa in cui Nardella mette insieme il terzo figlio e il primo giorno da Sindaco con un consenso di quasi il sessanta per cento di fiorentini, ammaliati dal carisma del primo ministro come ai tempi del Savonarola.

Ma sono elezioni che devono essere viste anche da un punto di vista diverso.

Se il movimento 5 stelle ha perso, la responsabilità è di Grillo e Currò (chi è?) non esita a chiamarlo in causa in una discussione che assomiglia a una lite in famiglia di fronte al panettone di Natale.

Se Forza Italia ha perso (ma anche Alfano, checché ne dica, non ha certo vinto), la responsabilità è di Berlusconi e Fitto, forte delle sue preferenze (284kVoti), glielo fa notare traguardando un’OPA ostile sul partito del miliardario affidato.

Soprattutto, se il PD ha vinto, non ha vinto il PD ha vinto Renzi, che ha saputo conquistare un consenso trasversale, molto simile a quello della Democrazia Cristiana, che D’Alema, Veltroni e Bersani non avrebbero mai potuto immaginare.

Il 40% dei consensi non riguarda un programma e un partito politico che incarna una serie di ideali (quali?). Sono voti dati a Renzi, che non a caso viene chiamato, per la prima volta, “Matteo”, anche da Napolitano.

Ha vinto Matteo, hanno perso Giuseppe Piero e Silvio e anche Alfano, di cui non è facile ricordarsi il nome di battesimo, Mario (Monti, c’era anche lui).

Ha vinto una persona e hanno perso delle persone.

Perché il dato più interessante, la cosa da tenere più presente anche nel prisma delle riforme costituzionali di cui oggi riprende l’esame alla Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica (ancora per poco), è che i partiti politici sono scomparsi, sostituiti da persone che incarnano una One minute democracy, una democrazia in cui l’elettore sceglie in un minuto e in un minuto cambia idea, in cui, in fondo, all’elettore non interessa un fico secco della politica.

E, in questo contesto, si può festeggiare.

Ma come nella Villa del Decamerone, il Boccaccio novellava durante la peste.

Firenze più di prima (Quello che non si può inventare né diventare)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
15/05/2014

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Lo slogan dell’attuale campagna elettorale del candidato a succedere nella poltrona di Lorenzo Il Magnifico (che veniva dal Mugello) e di Matteo Renzi (che è del Valdarno) è Firenze più di prima e questa volta il candidato viene dalla Campania, ma, d’altra parte, La Pira era siciliano.

Suona ironico ai fiorentini, cui peraltro suona ironico anche il diventar ciechi di sifilide.

Da quando è apparso ci si chiede (mi chiedo, meglio) che cosa significhi, che cosa significa Firenze, che cosa vuole dire più e a cosa è riferito il prima e non si trovano (trovo) molte risposte in una campagna elettorale fatta di immagini, parole usate come immagini e il tutto senza un messaggio forte capace di illudere trascinando.

Se è difficile restare di sinistra, diventa difficile anche restare fiorentini.

Ma è il giornalaio di piazza della Repubblica – il mio personale spacciatore di fumetti – che lo interpreta in maniera geniale. Una straniera gli chiede un certo numero di giornali, lui glieli porge. Lei chiede una shopper. Lui dice che li ha finiti e le indica il giornalaio di fronte, lo chieda a lui, Signora. Lei chiede come si dice shopper in italiano. Lui risponde “tarzanello, si dice tarzanello, dear lady”. Mi guarda e dice “più di prima, amico: più di prima”, mentre la signora si allontana ringraziando e lui le dice “come se fosse antani”, con sorriso di un fedele servitore.

L’unica cosa che resta da fare più di prima è, in effetti, prendere e prendersi in giro (i tarzanelli sono il materiale fecale che resta appeso alle liane anali quando non si ha a disposizione un bidet). Ma questa capacità non si inventa. Ci si nasce e se non ci si è nati è un problema più grosso del regolamento urbanistico. D’altra parte, Giuseppe Conti si lamentava – nel 1899 – che oramai erano scomparse le faceti figure di spiriti bizzarri, piene di facondia e di spirito del passato e se erano scomparse nel 1899, di cosa ci si lamenta oggi?

Go to go: un nuovo modello di campagna elettorale per Nardella e Stella

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
14/05/2014

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Nardella e Stella sono i candidati a Sindaco di Firenze che si stanno sfidando con maggiori probabilità di successo.

Ce ne sono altri otto: Scatizzi, Totaro, Scaletti, Tronca, Bennati, Manneschi, Amato, e Grassi, ma non sembrano aver molto successo nel conquistare i media cittadini.

Nardella e Stella si sfidano da due siti non troppo diversi, a partire dalla scelta del nome a dominio (nome e cognome punto it).

Stella ringrazia i suoi genitori per essere diventato ciò che è: un esperto di marketing laureato in scienze politiche (si potrebbe dire che non c’è poi molto da ringraziare, ma non sarebbe elegante).

Nardella inaugura mense scolastiche da vice sindaco, va a trovare i Pino Dragons (la squadra di pallacanestro del Ponte al Pino), organizza un picnic a base di limoni e fragole (nella stessa identica quantità), si lancia in una maratona dell’ascolto in cui incontra gli emarginati, gli imprenditori e tutto ciò che può essere ascoltato dal suo macbook pro.

Entrambi – si può dire? – non riescono sempre a essere emozionanti. Stella si oppone alle multe, protesta contro la chiusura di una strada al traffico, vuole riaprire il centro al traffico. Nardella promuove Firenze più di prima, ma non sembra avere molte idee per lo sviluppo di una città la cui decadenza è iniziata nel seicento e non si è mai fermata.

Le Adam li potrebbero aiutare: loro cantano mentre raggiungono l’orgasmo meccanico di un giocattolo invisibile nel video, ma trasparente dalle loro espressioni, i nostri candidati potrebbero fare un bel comizio nelle stesse condizioni e magari, finalmente, avere una faccia un po’ più interessante, un’espressione del viso meno immobile, gli occhi meno fissi nella posizione dello storione sul banco di San Lorenzo.

Chi glielo dice?

Ma soprattutto cosa sceglieranno fra un giocattolo posteriore e una coperta sulle ginocchia?

Genni la carogna si chiama Gennaro (E Renzi non si chiama Pelloux)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
05/05/2014

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Genni la carogna si chiama Gennaro e Gennaro fa molta meno figura e meno rumore di Genni la carogna sicché può essere giusto chiamarlo Gennaro, sia per rispetto ai suoi genitori che hanno scelto questo nome, sia perché le leggende fanno parte del ciclo dei Nibelunghi o del Far West, non del tifo, che pure sarebbe una malattia diffusa dai pidocchi e non un atteggiamento di amore e passione per una squadra di calcio, anche se a ben vedere un po’ di affinità ci sono.

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Selling Italy by the dirham

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
05/02/2014

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Enrico Letta annuncia con vivo orgoglio di essere riuscito a trovare oltre 500MlnEuro di investimenti nel suo roadshow nei Paesi del Golfo: saranno investiti da un fondo sovrano del Golfo in un fondo sovrano nazionale.

E’ un modello di politica economica in cui gli aiuti di Stato al rilancio dell’economia sono partecipazioni statali travestite da venture capital e fa piacere rilevare che l’impresa sarà finanziata anche con quelli che una volta si chiamavano petroldollari e che vorranno avere voce in capitolo per quanto riguarda la selezione degli investimenti, la partecipazione nei board delle società partecipate, etc.

Molti commentano questa epica notizia ricordando che è meno di quanto questi signori investono nel Paris Saint Germain o in altre iniziative che tengono in portafoglio per ragioni più che altro di carattere estetico.

Ma forse si dovrebbe osservare che non c’è nulla da mostrare con particolare orgoglio, che è l’orgoglio del mendicante che si vanta con la propria famiglia di essere riuscito a ricevere, con la propria petulante questua, un sacco di monetine, che il roadshow di Letta assomiglia al trainshow delle zingarelle che lasciano foto e biglietti sui sedili dei pendolari.

Si dovrebbe osservare che gli investimenti si misurano in redditività e capacità di governance, che chi vende non dovrebbe essere orgoglioso dell’importo che riceve a titolo di prezzo, ma di quanto è stato concesso in termini di sovrapprezzo.

Ma soprattutto si dovrebbe osservare che un politico che vende pezzi del nostro paese dovrebbe spiegare che cosa ha venduto e perché lo ha venduto: se ha trasferito la proprietà di un gioiello di famiglia ormai inutile (i Mirò portoghesi) o se ha liberalizzato l’economia…

Tutte osservazioni che fanno tornare in mente una feroce battuta di Renzi, il quale in apertura dell’assemblea annuale dell’associazione degli industriali della sua città, che è anche quella di chi scrive, salutava una nota famiglia di imprenditori che aveva appena ceduto a un fondo sovrano (del Dubai) il più importante albergo di lusso della città, con una formula del genere: Sfidiamoci sul piano del coraggio.

Renzi era ironico.

Letta, no.

Sgrillettare la Presidente della Camera (Absit iniuria verbis)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
04/02/2014

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Letta scende in campo per difendere la Presidente della Camera dagli attacchi del Movimento 5 Stelle.

Lo fa dal Qatar dove “promuove” l’azienda Italia.

Definisce l’azione politica intrapresa dal M5S come una corsa verso la barbarie. Chiama ingiuriose, intollerabili e insopportabili le parole pronunciate da Grillo (quali? Non è facile tenerne il conto). Esclude qualsiasi giustificazione per questo modo di fare politica.

La Presidente della Camera, invece, continua a ripetere di essere vittima di una istigazione allo stupro collettivo.

Francamente, sono affermazioni un po’ eccessive: scoprire che il M5S parla all’intestino degli italiani è trovare l’acqua calda nella corrente del Golfo. Come egualmente lo è scoprire che la maggioranza degli italiani adora la comunicazione intestinale, i suoi suoni, i suoi venti. O che fra il dire Cosa gli farei io a quella e veder muovere qualcosa dove le gambe si uniscono c’è più o meno la stessa distanza che separa Jerry Calà da un gruppo di indiani che incontrano una ragazzina su un autobus in piena notte.

Affermare che chi usa questa comunicazione non si deve esprimere e comunque non deve essere ascoltato significa giustificarlo e legittimarlo nello stesso tempo ed è un gioco pericoloso questo, che adesso si fa sgrillettando la Presidente della Camera e un tempo si faceva condannando il fascismo.

Lo squadrismo – quello vero, quello fatto di olio di ricino e di manganelli – avrebbe stentato non poco ad affermarsi senza le condanne sterili, indisponenti e benpensanti di parte della borghesia e degli intellettuali socialcomunisti.

Forse, la Presidente della Camera, cui un maggiore understatement non farebbe affatto male, non se ne rende conto. Letta ha troppa cultura ed intelligenza politica per ignorarlo.

Il suo intervento non è affatto per la Boldrini o di solidarietà per le donne vittime di violenze. E’ un intervento che guarda direttamente a Grillo, che gli offre una legittimazione e una giustificazione, nel suo essere greve e antisistema, cuore e intestino, che gli vuole offrire una legittimazione e una giustificazione.

Letta sa benissimo che Grillo è una delle sue ultime speranze nella competizione con Renzi. Sa benissimo che solo valorizzando Grillo con una continua delegittimazione, Grillo può risalire la china di un consenso decrescente e che è il consenso per il M5S che può privare Renzi dei voti necessari al successo in una competizione che lo stesso Renzi ha voluto costruire su base rigidamente bipolare.

La Boldrini, forse, no, ma Letta questo gioco lo conosce perfettamente e, onestamente, era un gioco che avremmo desiderato non vedere più.

La sinestesia della giustizia (281 sexies)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
30/01/2014

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Causa complessa, ma non troppo

Giudice impenetrabile, ascolta le Parti a occhi chiusi, si avvede che hanno finito la discussione orale dopo un silenzio di dieci minuti

Chiede il verbale

Chiude il verbale nel fascicolo

Darà lettura del dispositivo nel pomeriggio

In udienza pubblica_a tribunale chiuso

Sinestesia della giustizia.

Qualcosa di vecchio e di inquietante

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
12/12/2013

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Vi è qualcosa di vecchio e di inquietante nei picchetti organizzati dal Comitato 9 dicembre e in qualche misura appoggiati dal Movimento 5 stelle.

Ma anche qualcosa di nuovo e di indisponente.

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Moriremo democristiani?

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
27/11/2013

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La mia generazione, che è la stessa di Letta e Alfano, circostanza non gratificante, è cresciuta dapprima nel ritornello del Moriremo democristiani e, successivamente, nella orrenda consapevolezza che morire democristiani sarebbe stato molto meglio di quello che abbiamo avuto modo di vivere.

Nella metà degli anni ottanta, avere diciotto anni ed essere democristiani era davvero triste: si poteva essere comunisti e indossare le ultime pecore verdi o fascisti e mettere i camperos, ma non democristiani, che era un po’ come i cani delle vecchie signore che girano con il cappotto e si nascondono quando incontrano un altro cane ai giardinetti.

Letta e Alfano, però, in quegli anni erano democristiani. Come Pistelli o, prima di loro ma con lo stessa aria di cane col cappotto, Casini. Read more →

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