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Il dolore dei titani

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
12/07/2019

La fine, certe volte, è un porto sicuro

Altre il nero del mare, quando non è speranza di fondo

La sostanza del mito non è il vigoroso canto di Omero o l’elegiare assorto di Ovidio

E’ il fitto dolore dei titani, la loro orrenda essenza, prima che l’inutile speranza li travestisse nei docili dei dell’Olimpo.

Crisalidi e miti

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
10/07/2019

I miti sono sguardi capaci di trasformare le cose in storie e le storie in crisalidi

Ogni mito è una crisalide che nasce da uno sguardo che ha visto cose diverse

Ha trasformato una storia in una miniera di farfalle

Una miniera donata alla umanità che sa ascoltare

Lo sguardo del mito, però, diventa cieco

Si consuma

Smette di vedere quello che vedeva, di raccontare una idea dentro una storia capace di contenere altre idee

Come scrivere Ti amo su una panchina, dura quanto la vernice può durare al tempo e quando lo sguardo finisce, non c’è molto da aggiungere al mestiere di vivere.

Cassandra: la fine del viaggio

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
09/07/2019

Cassandra guarda il mare e, finalmente, non vede niente

Non vede più Apollo che le sputa sulle labbra perché lei, bambina, non avrebbe voluto vedere il futuro

Non pensa più che sia un dono maledetto vedere ciò che accadrà ed essere condannata a non venire creduta perché altrimenti il futuro non potrebbe più essere

Non vede più un cavallo cavo che rimbomba di armi e scudi e un popolo in festa che lo accompagna ebbro di rovina

Non pensa più che quel cavallo portava eroi e criminali, assassini intelligenti e vanaglorie d’imprese sanguinarie

Non vede più il tempio di Pallade Atena, il suo stupro, lo sguardo della dea che si distoglie dal sacrilegio, il piccolo Aiace che la penetra con l’ansia di chi violenta un sogno, di chi ha conquistato il diritto di violentare un sogno

Non pensa più che Aiace Oileo, di lì a poco, sarebbe naufragato con la sua nave, che gli dei gli avrebbero graziato la vita, solo per guardarlo aggrappato a uno scoglio gridare che neppure il mare era capace di rubargli la vita e, in quel momento, lasciare a un mostro marino il compito di divorarlo.

Perché questo aveva fatto paura a Cassandra, dal primo momento.

Non la preveggenza.

Non il feticcio cavo a forma di cavallo escogitato con astuzia d’Ulisse.

Non l’orgia di saccheggio che avrebbe ucciso tutti coloro che aveva amato e con cui desiderava vivere e nemmeno lo stupro sull’altare di una dea che tutto questo aveva consentito.

Ma sapere che penetrarla sarebbe stato tutt’uno con l’essere divorati da un mostro.

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