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Il sarcasmo della felicità

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
29/10/2019

La più falsa immagine dell’amore è un bambino al seno,

quel bambino è egoismo soddisfatto: tutto dipende da quello che non si ha il coraggio di pensare possa diventare abbandono.

Non è nemmeno un ricordo, non si ricorda il sapore del latte materno.

E’ una paura, la paura di poter dipendere ancora completamente da una persona, dal suo cuore,

una consapevolezza, la consapevolezza che una madre non pensa sempre al figlio. Che spesso si sente morire nel suo sguardo. Che può pensare che lui le stia rubando la vita. Ma non glielo dice. Finge di amarlo. Il suo amore è menzogna per non fare male con una verità troppo grande per il suo bambino, e quel bambino è più solo della solitudine perché la mano che stringe non pensa a lui, prova compassione solo per se stessa con pura crudeltà di madre,

eppure si cresce nel rimpianto dell’egoismo soddisfatto, è una malaria dell’anima, quell’abbandono che genera la pietà della menzogna.

Niente è più lontano dall’amore dell’istinto che si abbarbica alla speranza di una fiducia capace di sconfiggere la paura del buio, di quella notte che incombe in ogni goccia di pioggia, di quella voglia di travestire la paura che è mestiere di vivere.

Ma uno dei tanti sarcasmi della felicità è che le menzogne sono un cibo che svezza dal bisogno di speranza.

La città in cui viviamo (3156)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
26/10/2019

Il treno soppresso

La città in cui viviamo è anche una ragazza di ventuno anni che si suicida sotto un treno.

Il traffico che si blocca a causa degli accertamenti della polizia giudiziaria. E neppure un trafiletto sul giornale del giorno dopo, che era il 15 ottobre 2019.

Nemmeno una riga che ricordi quell’istante di dolore estremo che solo alla fine dell’adolescenza si può provare.

Perché era il giorno della cittadinanza onoraria a Richard Gere. Del sindaco che gli regala una maglia della fiorentina. Di un libro grande e bianco firmato con la calligrafia nitida di un giorno felice.

E il ricordo di quell’angoscia è solo nelle parole del capotreno ai pendolari del 3156 soppresso.

Richard Gere avrebbe detto commuters.

I pensieri scomposti di una ragazza irriverente (I jeans strappati)

0 Comments/ in profstanco / by Gian Luca Conti
24/10/2019

L’accompagno a scuola, non lo faccio quasi mai e a lei non piace per niente.

Ci passa davanti una tipa che sembra un confetto.

Brutta come solo l’adolescenza quando lo specchio è un baratro.

Vestita come una bambina caduta in un un tubetto di colori di Otto Dix.

Lo dico.

Non rallenta, non mi guarda, quasi non parla.

Semplicemente, sottovoce, come se parlasse alla punta dei suoi piedi:

E lui quando si mette i jeans strappati?

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